Libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro" (Immanuel Kant)

La tua opinione é importante, esprimila, lascia un commento ai post.

Prego gentilmente tutti quelli che postano la loro opinione scegliendo l'opzione 'Anonimo' di blogger di firmare il proprio commento. grazie. ros

Clicca per tornare nella Home

Clicca per tornare nella Home
di 'Per quel che mi riguarda'
Visualizzazione post con etichetta porcellum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta porcellum. Mostra tutti i post

lunedì 3 ottobre 2011

La Padania esiste e ho le prove di Alessandro Robecchi

(vignetta Claudio Ruiu)















Titolo su La Padania: «Io esisto e sono padano». Ecco, se uno comincia a ripetersi, «Io esisto, io esisto, io esisto…», è il momento di chiamare lo psichiatra. Ma dire che il popolo padano non esiste è un’esagerazione. Esiste Maga Magò? Certo che sì. E lo yeti? Forse. Ecco qui di seguito alcune prove inconfutabili di esistenza in vita della Padania, del suo popolo e dei suoi illuminati dirigenti.

Le ronde. Le famose ronde non esistono. Pigrizia padana. Eppure in Italia (che esiste) si è parlato di ronde tutti i giorni su tutte le prime pagine, permesi e mesi, anche con densi e dotti interventi di pensatori (?) della sinistra (?) che dicevano «perché no…».

Malpensa. L’aeroporto di Malpensa esiste. È un lungo campo di bocce vicino a Varese che paga alcuni milioni di euro ai suoi incapaci dirigenti padani. Per essere una cosa che non esiste, la Padania ci costa parecchio.

Il pacchetto sicurezza. Affossato dalla Corte Costituzionale, il grottesco insieme di leggine e regolamenti e ordinanze per sindacimitomani non esiste più. Eppure, con gran strepito del padano Maroni, l’Italia intera ne parlò per mesi e mesi come se fosse una cosa reale.

Il porcellum. Pur avendo le ore contate, la legge elettorale più schifosa del mondo l’ha scritta Calderoli. Per essere una cosa che non esiste, la Padania produce cazzate notevoli.

Il reato di clandestinità. Esiste, riempie le galere di innocenti ed è il più clamoroso esempio di esistenza della barbarie padana.

Sono solo alcuni casi, ma forse bastano per dire che il popolo padano, i suoi politici, i suoi ministri, esistono. Purtroppo. Per fortuna, invece, si stanno estinguendo da soli e speriamo facciano in fretta. Solo, una volta estinti i padani, dovremmo affrettarci a cancellare anche i segni che hanno lasciato tra noi. Andiamo, chi vivrebbe in un posto dove i dinosauri sono spariti ma restano a terra enormi, gigantesche, cacche di dinosauro?

fonte articolo 'Il Manifesto'
condividi il post su

domenica 2 ottobre 2011

Io firmo. Io fermo di Marco Travaglio

(vignetta Marilena Nardi-il Fatto-02.10.11)
























Nel 2001 centinaia di migliaia di persone manifestano al G8 di Genova e prendono un sacco di botte, ma i vertici Ppi e Pds non ci sono, diversamente dai loro elettori. Nel 2002 i Girotondi circondano i tribunali per difendere l’indipendenza delle toghe dalle leggi vergogna, ma i vertici Ppi e Pds non ci sono, al contrario dei loro elettori. Per i 10 anni di Mani Pulite, 40 mila persone riempiono si riuniscono dentro e fuori dal Palavobis di Milano, ma i vertici del Ppi e Pds non ci sono, al contrario dei loro elettori, perché – spiega Violante – “non si festeggiano le manette”. Il 14 settembre un milione di persone occupano piazza San Giovanni e le vie limitrofe contro la Cirami, ma i vertici Ppi e Pds sul palco non ci sono perché gli organizzatori non li vogliono, memori della Bicamerale e degli altri inciuci su giustizia e conflitto d’interessi. Nel 2004 la Cgil di Cofferati riunisce 2 milioni di persone al Circo Massimo contro l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ma molti Ppi e Pds flirtano con gli abrogazionisti, diversamente dai loro elettori; quanto a Cofferati, viene imbalsamato a Bologna perché non rompa le palle a Roma. Intanto nasce il movimento contro le guerre in Afghanistan e in Irak, ma a differenza dei loro elettori i vertici Ppi e Pds non ci sono. Infatti, tornati al governo dal 2006 al 2008, confermano le missioni di guerra spacciandole per missioni di pace, così come tutte le leggi vergogna che avevano giurato di cancellare. Nel 2007-2008 Grillo organizza due V-Day per fare, con tre leggi popolari e tre referendum, ciò che il centrosinistra non ha voluto fare: via i condannati e i dinosauri dal Parlamento, via la legge elettorale-porcata, via la Gasparri, via i soldi pubblici ai giornali, via l’Ordine dei giornalisti, ma i vertici di Margherita e Ds, mentre molti loro elettori sfilano e firmano, strillano all’”antipolitica”. L’8 luglio 2008 Micromega e Di Pietro chiamano a raccolta in piazza Navona contro il lodo Alfano: i vertici di Margherita e Ds non ci sono, i loro elettori invece sì. Due anni fa Di Pietro, un pezzo della sinistra radicale e molti comitati civici, promuovono tre referendum: acqua pubblica, no al nucleare, no al lodo Alfano; ma, mentre i loro elettori firmano, i vertici Pd non ci sono perché sotto sotto l’acqua privata, il nucleare e l’impunità per le alte cariche piacciono anche a loro. “Noi – si illumina Bersani – non abbiamo una strategia referendaria perché in 15 anni si sono persi 24 referendum e perché manca l’aspetto propositivo”. Risultato: a giugno 29 milioni di italiani di destra e di sinistra corrono a votare i tre referendum, fottendosene dell’aspetto propositivo. I vertici Pd festeggiano come se avessero vinto loro, ma almeno si spera che abbiano imparato la lezione. In fondo non è difficile: basta sintonizzarsi con i propri elettori. Invece niente. Parisi, Di Pietro, Segni, Vendola e altri raccolgono le firme per cancellare la norma più odiata dagli italiani dalle leggi razziali: il Porcellum di Calderoli. Ma l’astuto Bersani non ci sta: gli elettori del Pd cercano invano i banchetti alle feste del partito (un tempo feste dell’Unità), ma li trovano soltanto in alcune, perlopiù seminascosti fuori dal recinto. Il sagace Bersani, per non dispiacere al compagno Piercasinando, al geniale D’Alema e al fico Fioroni, pontifica: “Meglio la via parlamentare”. Uòlter aderisce, poi si dissocia, poi firma. Risultato: 1.210.466 firme che ora garantiranno o una legge elettorale migliore o la fine del regime e le elezioni a primavera. Bersani, che non risulta aver firmato, fa la supercazzola: “Non ci abbiamo messo il cappello, ma abbiamo messo i banchetti” e chiede che qualcuno lo ringrazi. I suoi elettori saranno ben lieti di farlo quando annuncerà le sue dimissioni da segretario, da candidato premier, da tutto. Non solo per essersi circondato di gente come Penati. Ma soprattutto perché, come i suoi predecessori, non ne ha mai azzeccata una.


condividi il post su

sabato 1 ottobre 2011

REFERENDUM ELETTORALE-Un milione di firme Porcellum allo spiedo di Daniela Preziosi

(vignetta portoscomic)
Finirà che in questa legislatura le uniche leggi da non buttare le avranno scritte i cittadini. Un milione e rotti di firme su un referendum che cancella una legge elettorale-porcata è una gran notizia, comunque la si pensi sul sistema elettorale capace di descrivere la realtà senza distorsioni, di riavvicinare la politica ai cittadini, di fornire uno strumento per costruire l’alternativa e infine in grado di allontanare il senso di sconfitta e di impotenza di fronte a un palazzo tetragono al terremoto che lo scuote.
Ieri il comitato elettorale del referendum pro Mattarellum ha esultato, presentando la valanga di firme raccolte in pochi mesi, in prevalenza in piena estate, e senza una grande organizzazione. L’avventura «corsara», come l’hanno battezzata, è iniziata con un gruppo di dirigenti Pd che dissentivano dal referendum proporzionalista di Passigli (poi ritirato), ed è continuata con Bersani che chiedeva di non promuovere i quesiti (ignorato).
Poi l’Idv e Sel hanno abbracciato la battaglia. E comunque alle feste del Pd ai banchetti si faceva la fila. Non manca di notarlo Parisi: «Ora dice di averci dato i banchetti, piuttosto si renda conto che molti democratici la pensano diversamente da lui». Morale: è finita con un milione e duecentomila cittadini che hanno firmato, consapevoli che sarà per loro se questo parlamento cancellerà il porcellum. È finita anche con una benedizione da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo il quale questa legge ha rotto il rapporto di fiducia fra eletti ed elettori. «Le nostre stesse parole», gongola Parisi. Insomma, fino a qui tutto bene.
A sinistra, bisogna dirselo chiaro, questo referendum apre un dibattito che forse andava affrontato almeno otto anni fa. Sel l’ha promosso, e ieri Vendola ha parlato del «valore civile prima ancora che politico» di queste firme: «I cittadini vogliono contare, non intendono lasciare una delega in bianco ad una classe politica chiusa in un Palazzo sempre più screditato». Ma in Sel non c’è l’unanimità sul ritorno del Mattarellum, come testimoniava il leader storico di quell’area, Fausto Bertinotti, firmando il quesito per il proporzionale. Come sempre, del resto, ha predicato la sinistra radicale e anche la Federazione della sinistra. Il sistema proporzionale però in questo momento renderebbe inutili le primarie, uno strumento con cui anche la sinistra ha imparato a scegliere candidati, programmi e compagni di strada.
La discussione resta. Ma resta anche lo straordinario risultato di queste firme. Ora si attende il vaglio della Cassazione e quello - molto a rischio - della Consulta entro gennaio 2012. Se il referendum non si farà, resterà il milione di persone che hanno detto a tutte le forze politiche, non solo a quelle di maggioranza, che il porcellum va cancellato.
Se si farà, questo parlamento tenterà una riforma elettorale, che per anni non ha voluto fare. Oppure, più verosimilmente, finalmente andrà a casa, come la Lega ha già fatto capire. E, gran cosa in una democrazia, sarebbe per mano armata (di biro) dei cittadini.

fonte articolo 'Il Manifetso'
condividi il post su