Libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro" (Immanuel Kant)

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di 'Per quel che mi riguarda'
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sabato 29 agosto 2009

L'angolo della memoria di Albertina Piras

(Dipinto di Rosalba Falzone)



C'è un angolo nella memoria dove il pensiero sempre torna, come a una musica dolce di un’antica canzone. In questo pezzo di mondo sottratto alla contingenza ci sono i ricordi vagliati nelle storie del tempo, rimasti al setaccio come i chicchi del grano maturo. E più passa il tempo e più ci si rende conto che quello è il luogo della vita vera. Vera non perché fatta di pensieri o gesti straordinari, ma perché fatta di noi stessi, protagonisti autentici della nostra vita. Perché noi non sempre siamo autentici. Fin troppe volte assumiamo atteggiamenti che non sono i nostri e creiamo pericolose fratture tra il nostro sentire e il nostro operare. Fin troppe volte diciamo una cosa e ne pensiamo un’altra e tradiamo noi stessi nell’intimità più profonda. Non così al tempo della nostra infanzia, quando c’era trasparenza tra il dire e il fare e respiravamo felici a pieni polmoni, perché ci sentivamo in pace con noi stessi e il mondo. Questa serenità interiore ci rendeva capaci di godere delle bellezze della natura e di cogliere in maniera immediata, senza diffidenze, tutti i messaggi che ci provenivano dal mondo esterno, ai quali sapevamo rispondere con semplicità di cuore, senza paurosi raggiri. Ed ecco perché i ricordi dell’infanzia sono sacri: perché appartengono a quel mondo incontaminato e pulito dove tutti quanti ci possiamo specchiare. Questo passato preme nella coscienza e si sente il bisogno, quasi morale, di trasmetterlo. E’ con questo spirito che ho ricostruito “ il mio piccolo mondo antico” insieme alla vita dei personaggi che costellavano il mio raggio d’azione. Non si tratta di contrapporre un tipo di cultura a un’altra, e nemmeno di prediligere un certo modo di rapportarci con i nostri vicini, ma piuttosto quella di recuperare un mondo che costituisce una risorsa per l’esistenza. Oggi noi viviamo in una società sempre più aperta verso il mondo, alla ricerca della cooperazione fra i popoli, che cerca di costruire su basi più solide e sicure i diritti di ogni uomo. I mezzi di trasporto e di comunicazione annullano sempre più le distanze e favoriscono le relazioni e gli scambi. Ci sentiamo sempre più “cittadini del mondo”. E tutto questo è certamente una grande conquista. Ma quanto più questo slancio verso il mondo è grande, tanto più è forte dentro di noi il bisogno di salvaguardare la nostra identità culturale, che è la linfa vitale del nostro esistere e ci caratterizza nella nostra specificità. Noi siamo figli di un mondo agro pastorale e questo mondo vive dentro di noi. A questa fonte tante volte abbiamo attinto, quando ci siamo sentiti sperduti. Tornare a questo mondo è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio, dove abbiamo imparato e visto tante belle cose, ma poi abbiamo sentito il bisogno di tornare a noi, alla nostra gente, fra quelli che ci conoscono e ci comprendono, che sanno di noi, del nostro passato, delle nostre antiche ed attuali sofferenze. Questo mondo fa parte organica con noi e in noi vuole vivere e crescere nella strada della vita che, con tutto quello che ci riserva, ci conduce a una meta dove ogni esperienza trova senso in una composizione che si fonda sulle radici del nostro patrimonio culturale.

martedì 30 giugno 2009

Storie di vita vissuta: '1956' di Agi Berta.

I miei primi ricordi risalgono al periodo della rivoluzione del ’56. Forse qualche impronta registrata da me, bimba poco più che tre enne, è stata successivamente ampliata, ricostruita dai racconti degli altri, dei grandi…di sicuro ricordo d’aver giocato spesso alla guerra in quei giorni. Non avevo dei soldatini, queste cose non si regalavano alle femminucce, i pezzi dei scacchi del nonno formavano il mio esercito. I bianchi erano gli ungheresi, i neri le truppe dell’ONU. Ricordo molto bene questo particolare: combattevo contro le truppe dell’ ONU, che in ungherese ha un suono vagamente sinistro….specie per una bambina che non sapeva niente dei ruoli in campo, che sentiva però i notiziari alla radio dove ogni ora lo speaker annunciava: resistete, le truppe dell’ONU stanno alle frontiere….
In quei giorni l’asilo era chiuso o forse i nonni non volevano che io ci andassi, perciò la sera potevo far anche tardi. Del resto, sarebbe stato difficile dormire, la vecchia radio gracchiante era eternamente accesa, sintonizzata sui canali della BBC o sulla Voce d’America. Le trasmissioni erano disturbate, bisognava alzare molto il volume per poter captare qualche frase completa. Nonno era letteralmente incollato alla radio e ad ogni riferimento ad un eventuale intervento dell’ONU scuoteva la testa mormorando:
- Vigliacchi! America non è mai intervenuto per salvare nessuno! Perché promettono? Cosi manderanno al macello i nostri ragazzini…che si lasceranno uccidere. Folli! Eroi suicidi!
Non è che capissi molto chi fossero i vigliacchi e chi gli eroi, nel mio piccolo qualsiasi esercito che minacciava di entrare nel mio paese era nemico e io cercavo di impedire il macello: l’estremità del tappeto costituiva la frontiera dove le eroiche figure bianche cercavano di fermare l’invasore nero….
Era tardi quel giorno, stavo sotto il tavolo, immersa nel gioco, quando bussarono alla porta. I due vecchi scambiarono uno sguardo preoccupato, un visitatore cosi a tarda ora li riempiva di angoscia. Nonna mi prese in braccio e mi strinse forte:
- Spegni prima la radio, magari qualcuno aveva sentito che ascolti le stazioni vietate! – disse al nonno.
Tirarono un respiro di sollevo, quando videro mia zia alla porta. Io ero strafelice: adoravo questa zia, allegra, giovane e bella. Viveva a Budapest e solo raramente ci faceva visita, ma le sue permanenze erano sempre festa per me, troppo abituata a vivere con due vecchietti.
In genere vestiva abiti bellissimi: allegre gonne a ruota, fresche camicette, cinture colorate stringevano la vita sottile questa volta invece portava pantaloni, scarponi che sembravano da uomo, sulla spalla un verde zaino militare. Dietro a lei, c’era un giovane uomo, anche lui con lo zaino e in più, aveva con se un grosso pacco di cartone legato con lo spago.
- Ho poco tempo, tra un paio di ore dobbiamo ripartire. Un camion ci porterà fino al confine poi da li dobbiamo proseguire a piedi….Ma volevo salutarvi prima, volevo dare un bacio a Agi e darle questo... – fa un cenno all’uomo che mi porge il pacco, ma poi ripensa un po’ prende un coltello dalla tasca e recide lo spago.
Io non osai toccare niente, guardai la zia, che però come se non cogliesse il mio sguardo, continuava a parlare con i nonni:
- Lui è Gabor, ci sposeremo, quando saremo in Austria, è uscito tre giorni fa dalla galera….veramente sono usciti tutti: i politici ma anche i delinquenti. A Budapest sta succedendo un macello, non si capisce niente…Noi ce ne andiamo…
- Non posso legarti al piede del tavolo, hai sempre fatto quello che volevi, però sai come lo penso: la tua patria è qui. Nel bene e nel male.
A quel punto intervenni:
- Ma si, nonno, lega la zia al piede del tavolo, cosi possiamo giocare sempre insieme.
Tutti risero, però è stata una risata triste. La zia però finalmente si ricordò di me:
- Dai Agi, apri il pacco, è per te! – e rivolgendosi ai nonni, aggiunse – Abbiamo venduto tutto per pagare il passaggio, gli zaini e poche altre cose ancora e con i soldi rimasti abbiamo comprato un regalo per la bambina…tanto, al di della frontiera i soldi ungheresi non ci serviranno più….
Dal pacco usci la più bella camera delle bambole che io potei immaginare. Mobili di legno, laccati di verde e decorati con piccoli fiorellini dipinti di rosso: un armadio, un comò in linea con tutto il resto, un letto con due cuscini e un piccolo piumone, lo specchio e c’erano persino due comodini. Non mi sembrava vero una meraviglia del genere. Rimasi lì imbambolata a lisciare le lenzuoline ricamate e ripetevo, forse solo dentro di me stessa: Zia, ti voglio bene, ti voglio tanto bene. E poi corsi da lei e affondai il viso sui suoi pantaloni ruvidi.
Dopo un po‘ di silenzio commosso, fu la nonna a riprendersi per primo:
- Avete fame? Ho ancora un po’ di zuppa rimasta dalla cena e c’è del prosciutto, ma in due ore posso farvi un pollo arrosto, può tornarvi utile…Tu, - rivolse al nonno - vai a prendere una gallina dal pollaio…
- No, grazie, la zuppa va bene…magari un po’ di prosciutto ce lo portiamo, il camion può arrivare anche prima.
Quella sera non volli andare a letto. Rimasi in braccio della zia….
Quando la mattina dopo mi svegliai, loro non c’erano più. Nonna aveva gli occhi gonfi da lacrime e anche nonno era più silenzioso del solito.
Non osai chiedere niente, come se temessi delle loro risposte ma i mobili per le bambole stavano li, nel mio angolo di giochi….dunque non sognai tutto. Aspettai che fossero loro a spiegarmi cosa stava succedendo.
- La zia è partita per un lungo viaggio.
- Ma tornerà?
- Oh certo che tornerà…. Ma prima ancora dobbiamo sapere se è arrivata sana salva in Austria.
Nonno mise tre sedie vicino alla radio:
- Dobbiamo ascoltare il notiziario con attenzione, la zia ci manderà un messaggio.
Siamo stati due giorni ad ascoltare centinai, forse migliaia di messaggi cifrati, con i quali i profughi cercavano di avvertire i familiari dall’altra parte del cortile di ferro. Finalmente sentimmo la frase concordata, letta dalla voce di uno speaker:
- Agi, fa freddo, copri bene con il piumino la tua bambola.
Il messaggio è stato ripetuto tre volte in orari diversi.

E poi…diversi mesi dopo, quasi a primavera inoltrata, arrivò la prima cartolina della zia da Toronto.
Rividi mia zia nel 1968. Ma quella è un’altra storia….

domenica 24 maggio 2009

BUONA DOMENICA











Mandala della notte (LaBruna)



Il mandala è un archetipo molto importante. E’ l’archetipo dell’ordine interiore…
Esprime il fatto che esiste un centro e una periferia, e cerca di abbracciare il tutto. E’ il simbolo della totalità.…
Il mandala compare spontaneamente come archetipo compensatorio, portando ordine, mostrando la possibilità dell’ordine...
Si potrebbe ben dire che è l’archetipo più importante. (Carl Gustav Jung)

domenica 17 maggio 2009

BUONA DOMENICA

Sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.(Lezioni americane - Italo Calvino)













(Surrelism Painting-2009-Gilbert Lam-Art Canyon)

domenica 3 maggio 2009

BUONA DOMENICA

(I Numeri dell'Arte di Rosalba Falzone)










Costretta a vivere nella mia terra, quando invece la mia creatività e la mia arte vorrebbero arrivare all'orizzonte del mondo ed oltre, per esprimere a tutti i miei sentimenti visivi.(R.Falzone)

domenica 29 marzo 2009

Vivere con tenerezza e flessibilità di Giuseppe Vitale

"Alla nascita un uomo è tenero e flessibile,
alla morte è duro e rigido.
Tutti gli esseri, l'erba e gli alberi
da vivi sono teneri e flessibili,
da morti sono duri e rigidi".
(Lao Tzu, Tao The Ching, traduzione italiana di Claudio Lamparelli, Oscar Mondadori).

La flessibilità di cui ci parla il Tao non è quella flessibilità che sconfina nel precariato o nella mancanza di lavoro. La flessibilità non è infatti sinonimo di sottomissione ma è semmai un piegarsi a certe condizioni per un limitato lasso di tempo. Dopodiché ci sarà una reazione (con una cotrospinta per riavere l'equilibrio, come nelle molle) o una crescita in altra direzione qualora, ad esempio, un filo d'erba sia impedito nella crescita da un ostacolo. Ci può essere adattamento ma mai sottomissione, mail il sottostare a imposizioni. Che cos'è quindi il "diritto-dovere" di governare di cui parla spesso Gianfranco Fini che negli ultimi tempi ha la sua incarnazione nel frequente ricorso ai decreti della presidenza del consiglio di Berlusconi? Che cos'è se non un'interpretazione rigida del mandato degli elettori? Dov'è finita l'ottica del servizio nella politica di cui i padri costituenti si sono fatti incarnazione? Non ha forse ragione Beppe Grillo quando chiama con il termine di "dipendenti" i membri di senato e parlamento?

Tenerezza e flessibilità in questo momento sono lontani da chi ha la responsabilità della cosa pubblica come della guida della chiesa cattolica. Gli out-out di papa Ratzinger rispondono a un'ottica di flessibilità o di rigidità? E il messaggio evangelico è fatto di tenerezza o di durezza? La regola (dei benedettini o di altri ordini religiosi o i 10 comandamenti) è al servizio della vita o la vita deve sottostare alle regole? Si può guarire un uomo dalla mano inaridita, come fece Gesù, anche in giorno di Sabato considerato sacro e quindi privo di attività come è per i Farisei? Gli africani possono o no utilizzare il preservativo? Dobbiamo guardare a ciò che si deve e ciò che non si deve fare o al cuore?

Rigidità e durezza rispondono a quella cultura della morte, più volte denunciata da Giovanni Paolo II, di cui è pervaso tutto il paneta. Come interpretare lo sfruttamento delle risorse del suolo e del sottosuolo a cui assistiamo a partire dall'età industriale? Serve davvero a sfamare la popolazione mondiale o risponde invece a logiche di accumulo di risorse solo nelle mani di pochi? L'aumento della povertà del mondo e la concentrazione di ricchezze nelle mani di pochi la dice lunga su questo. Come anche le inondazioni di città come New Orleans, la desertificazione di vaste aree del pianeta, il surriscaldamento del pianeta. "Le catastrofi ecologiche (...) possono essere esaminate non solo cercandone la soluzione esterna e istituzionale, come dobbiamo assolutamente fare perché si passi dalla eco-nomia, con cui l'uomo detta i suoi principi e le sue leggi (nomoi) alla natura, alla eco-logia, in cui uomo e natura ritrovino il dialogo (logos), ma anche attraverso un impegno personale nella vita quotidiana, nei consumi quotidiani finalmente più consapevoli e meno selvaggi, con un'applicazione delle 6 R: resistere, rinunciare, ridurre, riparare, riusare, riciclare" (Giuliana Martirani, La danza della pace, Paoline). Giuseppe Vitale blog