Libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro" (Immanuel Kant)

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sabato 28 novembre 2009

Viaggio autobiografico nel paranormale di Carla Fortebracci



'Viaggio autobiografico nel paranormale' é un libro edito da 'Edizione Creativa', in esso, l'autrice, ha voluto raccontare un viaggio autobiografico all'interno del mondo parallelo, un cammino medianico pieno di suspense dove si susseguono contatti con entità superiori, i sogni si traspongono nella realtà, si visitano luoghi inaccessibili, si ricevono messaggi dall'aldilà... un percorso difficile e pieno di insidie "maligne"... per poi approdare nel luogo della conoscenza e finalmente ritrovare la "luce".






Poesia ispirata "Il distacco" di Carla Fortebracci

Acuti strazi m’infliggean dolore
Supina e inerme giacevo muta
Quei luoghi cari, sì perdean colore
Siffatta notte m’abbandonai sparuta

Un coro gaio e amico udii lontano
D’arretro mi chiamavan moleste voci
Guardinga mi fermai e attesi invano
Quell’alito di vita d’in su le foci

L’anima abbandonò le membra stanche
Triste affiorò il ricordo del palpito materno
Ti vidi nella notte con le tue gote bianche
Nulla potei …. E assaporai l’eterno

Fu balenante l’attimo e ti toccai il cuore
Sgorgaron dai tuoi occhi lacrime amare
E tu capisti allor la gioia e il mio dolore
Di questa morte, figlia, ancor per te mi duole.


Le mie poesie non hanno mai un titolo perchè sgorgano all'improvviso ... figlie delle mie sensazioni interiori, che vanno a tingere d'inchiostro bianchi fogli di carta. Rileggendo poi quei pensieri, che attraversano velocemente la mia mente trasformati in parole scritte, mi accingo a dare un titolo che ogni volta, però, mi appare limitativo.
La poesia "distacco" si riferisce alle sensazioni che provai nell'attimo in cui mia madre spirò. Stavo tornando da lei in ospedale e all'improvviso, mentre guidavo, sentii un dolore lacerante al cuore, come se qualcosa si stesse distaccando da me ... in quell'attimo mia madre morì. Dopo circa un anno mi ritrovai a passare nello stesso posto e alla stessa ora ... stavo guidando e provai lo stesso lacerante dolore ... mi fermai e scrissi ... era un messaggio d'amore ... ciò che lei aveva provato nell'attimo del suo trapasso. (Carla Fortebracci)

Poesia tratta dal sito 'Per quel che mi riguarda...poesie racconti e musica d'autore'

La copertina del libro é stata realizzata da Fabrizio Di Palma

lunedì 16 novembre 2009

DANIELE Storia di un bambino che spera di Cinza Lacalamita

Dal giorno del suo quarto compleanno in poi, a gennaio. Ogni momento è buono. Ogni momento può essere dannato. L’imbocco di un destino fatale, senza più ritorno. Quel giorno, attorno al tavolo con la torta e le quattro candeline e i tanti parenti e amici che amano Daniele, ci sarà un fantasma con un nome francese: Duchenne. Un nome apparentemente innocuo, grazioso, musicale. Infido: è il nome di un nemico che potrebbe manifestarsi da un momento all’altro, e tendere un agguato a Daniele, e fermare i suoi passi, e trasformare in un incubo tutta la sua vita. Se… Daniele non sa cosa sia una corsa contro il tempo, e non sa neanche cosa sia davvero il tempo. Infatti il suo, nella sua casa, a Roma, è scandito dall’unita di misura uniforme dell’affetto, la grazia di un destino che il caso ha voluto annunciargli persino nel cognome: Amanti, come i tantissimi che amano Daniele di un amore che rende uguali e morbide le sue giornate, e gli accende lo sguardo e il sorriso di un entusiasmo integrale per la vita, come solo i bambini amati sanno avere. Ad amare Daniele ci sono i suoi genitori, questo è ovvio, e poi i parenti, e tanti amici, quelli reali e quelli immateriali: quindicimila in tutto, che lottano per lui sul web. Daniele è il bimbo più famoso e più amato di Facebook, anche se lui non lo sa. Come non sa cosa sia un cellula, una fibra muscolare, un tessuto connettivo, e tutte le altre parti di se stesso che da un momento all’altro, dal giorno in cui compirà quattro anni, potrebbero voltargli le spalle e coalizzarsi per paralizzare la sua mobilità, neutralizzare la funzionalità del suoi polmoni, e trasformarlo in un minuscolo burattino inanimato, costretto su una sedie a rotelle, col tempo della vita perimetrato nell’arco di un decennio, o poco più.
Come può immaginare, Daniele, bimbo bellissimo e felice, che cosa siano la distrofia muscolare, e il morbo di Duchenne, e il fatto che attorno alla sua vita si siano realizzati alcuni primati, alcuni spaventosi e alcuni belli: un male incurabile che colpisce uno su tremilacinquecento bimbi; un gruppo di persone che non ha mai visto, ma seguono ogni momento della sua esistenza, e guardano le sue foto, e gli augurano buon giorno e buona notte, e s’interessano alle sue esperienze e alle sue giornate, e corrono contro il tempo accanto ai suoi genitori, Fabio ed Eliana. Insieme a loro, tutti costoro spiano virtualmente, ogni mattina, la stabilità e l’energia dei passi di Daniele, e tirano un sospiro di sollievo nell’apprendere che sì, cammina, corre, gioca, fa il monello, il male non si è manifestato. Accanto a Fabio ed Eliana, si sentono pronti a tutto per salvarlo, e raccogliere quella cifra che sembra così grande, eppure è così incongrua rispetto all’obiettivo: 250.000 euro per salvare Daniele prima che il male intrappoli irreversibilmente la sua vita. E’ il costo della ricerca sul morbo di Duchenne.
Alla guida della famiglia virtuale più grande del mondo, accanto a Fabio, si è messa Cinzia Lacalamita, giornalista e scrittrice triestina, una delle migliaia di persone che Fabio Amanti ha contattato, coinvolto, ipnotizzato, fagocitato attorno al destino Daniele durante le notti trascorse a digitare su Facebook, a raccontare, a non arrendersi, a condividere l’angoscia, la speranza, l’amore, la battaglia. E Cinzia, su Facebook, ha contattato vip e persone comuni, raccolto contributi, e infine ha scritto un libro: ”Daniele, storia di un bambino che spera”, appena distribuito nelle librerie, edizioni Aliberti, il cui ricavato servirà per finanziare la ricerca. Parole che commuovono, scritte pensando a Sofia, la bimba di Cinzia, uccisa da una spina bifida subito dopo essere nata, a Daniele, a tutti gli altri bimbi condannati da malattie genetiche rare, e dal loro essere, nella disgrazia, minoranze.
E intanto, notte dopo notte, un passaparola virtuale allarga a dismisura la famiglia di Daniele, rendendo il dolore di Fabio ed Eliana più largo e insieme più leggero. «Quando un dolore arriva e lo si regala, un pezzettino, anche a chi ti sta attorno, non si fa un dispetto, ma un dono bellissimo», scrive nella prefazione al libro Silvia Tortora, anche lei giornalista, scrittrice e amica di fb di Daniele. Figlio di tutti, quel bambino. Ed il dolore che circolerebbe in Rete, se un giorno si fermassero i suoi passi, sarebbe un dolore vero, e non virtuale. di Marida Lombardo Pijola – Il Messaggero
Distrofia muscolare di Duchenne. Questo tipo di distrofia, detta anche distrofia muscolare generalizzata dell’infanzia, è la più frequente e la meglio conosciuta tra le distrofie muscolari dell’infanzia. Si osserva una forte predisposizione familiare; poiché la patologia è trasmessa come tratto recessivo legato al cromosoma X, si manifesta prevalentemente nei maschi. Nel 30% dei pazienti vi è un’anamnesi familiare negativa e si ritiene che in questi casi avvenga una mutazione spontanea del cromosoma. Si osserva occasionalmente una forma distrofica muscolare prossimale nelle ragazze. Questo fatto può avere molte spiegazioni: se la femmina ha un solo cromosoma X – per il principio di Lyon, ovvero l’inattivazione del cromosoma X paterno in una grande quantità di cellule embrionali.
Donazione. La somma necessaria per finanziare un programma di ricerca che individui un approccio terapeutico per tutte le mutazioni meno comuni è di circa € 250.000,00. Conto Corrente Postale n. 94255007. Intestato a Parent Project Onlus – causale: Fondo Daniele Amanti. Conto Corrente Bancario – Banca di Credito Cooperativo di Roma. IBAN: IT38V0832703219000000005775. Intestato a Parent Project Onlus – Causale: Fondo Daniele Amanti.

Fonte articolo

lunedì 31 agosto 2009

Madre terra fratello clandestino di Andrea Onori

“Madre terra fratello clandestino” è un libro che ho scritto per capire tutte le difficoltà che incontra un immigrato irregolare nel territorio italiano. Cerco di conoscere il perché si usano continue politiche di repressione e non si adopera una buona gestione dell’immigrazione basata sulla solidarietà, sull’accoglienza e soprattutto sulla trasparenza da parte delle commissioni territoriali, fondamentale per la nostra sicurezza e per la sicurezza dei migranti. Perché, la tanto citata sicurezza, è un diritto di tutti e non un privilegio di pochi. La mancanza di informazione o informazioni distorte in alcuni elementi della società provoca odio che spesso può sfoggiare in veri atti di razzismo nei confronti dei più deboli. Questi ultimi, a causa di una politica xenofoba, per la loro sopravvivenza, sono sempre costretti a campare ai margini della legalità. Si muovono per cercare una vita migliore, perché nella loro terra spesso non c’è posto per loro.

Andrea Onori affronta un articolo scottante rischiando l'impopolarità, ottenendo invece consensi.
Descrivere un autore in poche righe non é cosa facile, né proponibile.
La sua opera ne descrive l'anima, le opinioni, l'essenza. In un paese non considerabilmente cambiato dagli anni del fascismo, benessere a parte, dove la dittatura porta la maschera della democrazia, serve coraggio per puntare il dito contro questa maschera, serve coraggio a dare del dittatore al dittatore, travestito da democratico.
Come Saviano, fa con la camorra facendo nomi ed indicando situazioni, così Onori di illumnina quei viottoli bui della nostra società, dove il razzismo si consuma nella stessa misura che in altri luoghi, ma con l'attenzione che da quel viottolo non ne esca traccia chiara, ma solo una grigia coltre di nebbia.

(Sangel editore)

Fonte

mercoledì 5 agosto 2009

La Rovina Romana di Carmine Fotia

Questo breve romanzo di Carmine Fotia (220 pagine di piccolo formato, edito da Gaffi, dipinge un affresco abbastanza plausibile di quello che potrà accadere in Italia tra qualche anno, alla vigilia delle prossime elezioni politiche e in concomitanza con la scadenza del mandato per il presidente Napolitano. L’azione si svolge a Roma e i protagonisti sono i principali attori della scena politica contemporanea. Per evitare grane, l’autore non cita i personaggi per nome. Lo stratagemma utilizzato è quello solito che consiste nell’affibbiare al personaggio di turno un soprannome o un titolo che, in abbinamento a qualche cenno biografico, ne facilitino l’identificazione. Dal punto di vista stilistico il racconto risulta abbastanza anonimo, ma non è la consacrazione artistica ciò che l’autore persegue. L’obiettivo è quello di imbastire una speculazione politico sociale abbastanza plausibile, anche se (SPOILER) mi risulta difficile accettare l’idea della nascita di un nuovo partito di estrema destra con conseguente vasto seguito popolare (FINE SPOILER). Altra obiezione: la strumentalizzazione e l’amplificazione mediatica della paura, così come è stato fatto durante le ultime elezioni politiche e durante la campagna per l’elezione del sindaco di Roma, difficilmente verranno riproposte in futuro. Sarebbe come ammettere che il voto dato alla destra non abbia contribuito sufficientemente alla risoluzione il problema.
Fatte salve le obiezioni di cui sopra, anch’io ho maturato la convinzione che in Italia stiamo seriamente correndo il rischio di assistere ad un qualche tipo di deriva autoritaria. I segni ci sono tutti, e prima o poi, come sostiene l’autore, si realizzerà l’instaurazione di una sorta di “regime democratico”. I passi da compiere andranno dall’inasprimento delle pene per i reati violenti ai condoni a pioggia a vantaggio dei propri elettori; proseguendo con depenalizzazioni e/o sanatorie per i reati amministrativi e tributari. Salteranno fuori diversi “Casus Belli” relativi a scandali più o meno gravi che coinvolgeranno autorevoli esponenti dell’opposizione. In alcuni casi di tratterà di meschine strumentalizzazioni, in altri le circostanze verranno costruite artificiosamente con conseguente eco mediatica degli organi di informazione controllati dal Capo. Verranno depenalizzate truffe e bancarotte, crescerà il potere dei servizi segreti e ampi settori della criminalità organizzata opererà in combutta con apparati dello stato.
Fino alla proclamazione dell’uomo forte. A quel punto l’opera sarà compiuta. Non si parlerà di dittatura perché rimarranno in circolazione alcuni giornali ostili a regime, i partiti di opposizione se ne staranno al loro posto a leccarsi le ferite, la libertà di pensiero e di voto continuerà ad essere garantita dalla costituzione così come l’impunità per i soggetti organici alla maggioranza che governerà il paese. E le cose per gli oppositori del regime si faranno sempre più difficili …
Spero davvero che a quel punto ci rimanga la possibilità di abbandonare questo paese e ricominciare da capo su altre sponde, dove la democrazia è un bene consolidato, a uso e consumo della collettività. E non uno strumento in mano a chi ha il potere di metterla da parte ogni qualvolta senta la necessità di consolidare la propria leadership.
Fonte Recensione

Ascolta la presentazione del libro di Fotia

Leggi il 1° capitolo

"Roma Città Futura" intervista del giornalista Carmine Fotia' su La7

sabato 1 agosto 2009

Cristina Matranga: Una donna contro di Carmine Fotia.

(....)Andai nel mio ex collegio, alla Zisa, e, in una chiesa sconsacrata convocai una conferenza stampa per annunciare che lasciavo Forza Italia. Non ci furono annunci roboanti, manifesti, volantini ma un sotterraneo passaparola fece sì che quella chiesa fosse gremita fino all'inverosimile. (...)I miei amici si raccomandarono: 'Non piangere, non dare l'impressione di essere debole'. Ma io non avevo nessuna intenzione di mettermi a piangere; io, lo pensavo davvero, ero felice: si scioglieva un'ambiguità che oramai mi faceva solo del male, potevo finalmente tornare alle mie genuine passioni politiche, quelle che mi aveva trasmesso mio padre ed che avevo poi investito nella primavera palermitana.
E invece....
Invece successe che dopo il mio annuncio scoppiò un lunghissimo applauso. Poi, dal pubblico si alzarono una ad una diverse persone, ognuna con una storia da raccontare. Cominciò la mamma di quella ragazza anoressica che avevo aiutato a fondare un'associazione che indicando sua figlia mi dissa: 'Onorevole, questa ragazza é viva grazie a lei', poi si alzò il rappresentante di un gruppo di universitari con cui avevamo condotto una battaglia, e infine venne il turno delle ragazze dei centri antiviolenza. Anche il parroco, malgrado l'avessi pregato di non esporsi, volle parlare. Disse: Non c'importa quale maglietta indosserà, se lei torna qua noi saremo con lei.'
Il mio autocontrollo non resse più. E piansi. Tra le lacrime che rendevano sfocati i contorni di persone e cose, guardai le facce davanti a me - facce pulite di mamme, di bambini, di preti, di ragazzi e ragazze - e pensai a quelle altre facce - facce sporche di faccendieri, di capibastone, di falsi politici e uomini senz'anima - che avevo visto tornare nel mio collegio.
E allora fui felice del mio pianto. La mia Sicilia era li. Una terra dove si può vendere un voto per fame, ma dove si può anche aiutare un bambino a diventare uomo che non vende i suoi diritti. Potevo ricominciare a camminare insieme alle mie belle facce pulite. Avevo finalmente ritrovato me stessa. (Cristina Matranga)

Come vi avevo già anticipato in un' altro post: 'Tramonto a Isola delle Femmine con Cristina Matranga', ho ricevuto questo libro alla fine di una splendida serata a casa di Cristina e l'indomani arrivata a Cefalù l'ho letto d'un fiato, comunicando a lei le mie sensazioni. Il libro é un'intervista realizzata da Carmine Fotia, sui trascorsi politici dell'onorevole Matranga ma in esso ci sono contenuti, sprazzi di vita personale veramente romantici e coinvolgenti: come i passaggi in cui Cristina parla del padre e della sua famiglia. Ma soprattutto c'è la dignità, l'onore e l'amor proprio di una donna che non scende a compromessi (merce rara in politica) ed è per questo che sono assolutamente schierata dalla sua parte. Un grazie di cuore per l'insegnamento Cristina, amica mia.

ps.: so che il libro non é facile da trovare (l'ha cercato una mia amica, invano) poiché é un'edizione del 2001, comunque l'editore é: 'Accademia degli Incolti, Alberto Gaffi-Editore' e io consiglio a tutti di trovarlo e leggerlo.ros

Se volete leggere la recensione del libro cliccate qui

giovedì 18 giugno 2009

"Vaticano S.p.A."

Il libro di Gianluigi Nuzzi denuncia gli affari oscuri o poco chiari della Santa Sede.


"Vaticano S.p. A." edito da Chiarelettere è un saggio scritto da Nuzzi Gianluigi. Un libro che racconta le spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La storia raccontata parte da un archivio custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti.

Circa quattromila documenti riservati della Santa Sede. Lettere, relazioni, bilanci, verbali, bonifici. Tutto grazie all'archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003), tra le figure più importanti nella gestione dello Ior fino alla fine degli anni Novanta. Sembrava una storia conclusa con gli scandali degli anni Ottanta: Marcinkus, Sindona e Calvi. Invece tutto ritorna.

Dopo la fuoriuscita di Marcinkus dalla Banca del Papa, parte un nuovo e sofisticatissimo sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire. L'artefice è monsignor Donato de Bonis. Conti intestati a banchieri, imprenditori, immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso Omissis, nome in codice che sta per Giulio Andreotti. Titoli di Stato scambiati per riciclare denaro sporco.

I soldi di Tangentopoli (la maxitangente Enimont) sono passati dalla Banca vaticana, ma anche il denaro lasciato dai fedeli per le messe è stato trasferito in conti personali. Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria "lavanderia" nel centro di Roma, utilizzata anche dalla mafia e per spregiudicate avventure politiche. Un paradiso fiscale che non risponde ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato Vaticano. Tutto in nome di dio.

Gianluigi Nuzzi è inviato di “Panorama”. Già collaboratore del “Corriere della Sera” e giornalista de “Il Giornale”, dal 1994 segue le principali inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie del nostro Paese. Nella primavera del 2008 ha avuto per la prima volta accesso all’archivio segreto di monsignor Dardozzi. Recensione:Hescka Sagred per Ticinonews

""Ascoltate l'intervista telefonica rilasciata dall'autore del libro Gianluigi Nuzzi a Giacomo Di Girolamo sul portale www.marsala.it""


mercoledì 3 giugno 2009

In difesa della cause perse di Slavoj Žižek

In difesa della cause perse di Slavoj Žižek é un libro edito da Ponte alle Grazie.

Il filosofo e psicoanalista sloveno, S. Žižek, docente all'Istirtuto di Sociologia di Lubiana, erede della scuola di Francoforte, di Benjamin, di Laca e di Deleuze e Guattari, nel suo ultimo libro ci invita a tornare al Pensiero Forte.
L'idea del socialismo e della rivoluzione è una causa persa? I valori universali sono reliquie di un'età perduta o di un'epoca superata? e noi, per paura del totalitarismo, siamo costretti a una misera terza via fatta di liberismo in economia e di mera amministrazione dell'esistente in politica. Žižek invece,che ha scatenato feroci controversie nel mondo anglosassone, mira contro l'ideologia dominante, sostenendo che dobbiamo invece riappropiarci di numerose cause perse, e cercare un nocciolo di verità anche nel cd 'socialismo reale'. Perchè, se è vero che Il terrore di robespierre, la rivoluzione culturale di Mao e il bolscevismo si sono rivelati dei fallimenti, questo giudizio non racconta la vera storia: in ciascuno di essi è presente un'aspirazione di 'redenzione' dell'umanità,che va del tutto persa nelle società liberaldemocratiche, con il loro proclamato 'rifiuto dell'autoritarismo' e la loro ipocrita esaltazione di una politica soft, consensuale e decentralizzata.
Žižek non lesina opinioni massimaliste e ripropone in declinazioni contemporanee e senza attenuazioni le categorie di giustizia rivoluzionaria e uguaglianza universale. Il risultato è una salutare staffilata d'utopia, un balsamo per i nostri giorni angusti e le nostre menti rese asfittiche da pensiero unico, un libro capace di guardare con occhi nuovi ai più vari fenomeni culturali e politici del mondo d'oggi. e di farci pensare l' . Un libro che rischia molto e che sfida la possibilità della disfatta, in nome di quanto scriveva Samuel Beckett: " Prova ancora. fallisci. Fallisci meglio".
La scommessa di Lacan,dice Žižek, è in fondo la stessa di Pascal: la scommessa della Verità.
Esistono solo due teorie che implicano e praticano una nozione così impegnata di libertà: il marxismo e la psicoanalisi. sono entrambe teorie di lotta, non solo teorie sulla lotta, ma impegnate esse stesse nella lotta: le loro storie non accumulano conoscenze neutre, ma sono segnate da scismi, eresie, espilsioni. ma per riucsire in una lotta è necessario un impegno totale, che rischia anche il fallimento. Ma è soprattutto dell'impegno così assolutizzante che abbiamo timore. (Gloria Gaetano)

giovedì 28 maggio 2009

Amore Caro di Clara Sereni

Amore Caro é un libro edito da Cairo Editore.

I legami famigliari, si sa, sono spesso un po’ scomodi, solo in piccola misura rassicuranti. Siamo tutti legati l’uno all’altro da un filo – scrive Clara Sereni –, ma quando all’altro capo del filo c’è una persona disabile tutto cambia. Perché chi è diverso fa più fatica a vivere, e nessuno meglio di chi li accompagna attraverso le difficoltà di ogni giorno può saperlo.

Come si sentono i genitori dei disabili, così più esposti al giudizio della gente e alle inefficienze della società? È vero che oggi sono più garantiti, che provano meno vergogna? Come raccontano, i più fragili, la propria esperienza? Come vivono il rapporto con loro i fratelli, le sorelle, i parenti più prossimi? E quando a essere in difficoltà sono i genitori: cosa significa allora esserne i figli? Storie d’amore in cui l’amore è più forte e più caro. Storie d’amore in cui l’amore costa anche molto caro. Storie da cui non sempre si può trarre un bilancio, storie che non finiscono. Ma quando queste storie della vita trovano le parole, possono anche scorrere via serene, sorprenderci, andare verso la favola e il sogno.

Costruire un futuro, dare voce alla speranza: la forma della lettera è più diretta, più sensibile alle contraddizioni, più libera. Per questo sono lettere quelle che Clara Sereni ha chiesto di scrivere a personaggi dello spettacolo, del giornalismo, della letteratura e della politica, come Franco Amurri, Oliviero Beha, Giovanni Maria Bellu, Gloria Buffo, Paola Cortellesi, Barbara Garlaschelli, Valentina Locchi, Kicca Menoni, Pulsatilla, Lunetta Savino, persone che con la diversità propria o altrui convivono. Perché attraverso le loro testimonianze sia poi più facile capire e capirsi, aiutare e aiutarsi, raccontare e raccontarsi. Anche per noi.

Fonte recensione

Nata a Roma nel 1946,Clara Sereni vive a Perugia. La sua narrativa attinge spesso alle memorie di una famiglia che è stata in primo piano nella storia del comunismo italiano e in quella del sionismo. Come scrittrice esordisce nel 1974 con Sigma Epsilon. Dopo alcuni anni dedicati a varie attività, tra cui le traduzioni di Stendhal, Balzac e Madame de Lafayette, torna alla scrittura con il romanzo Casalinghitudine (Einaudi 1987) a cui sono seguiti vari romanzi.
Ha alternato la scrittura all’impegno politico, ricoprendo la carica di vice sindaco di Perugia da 1995 a 1997, occupandosi in particolare di tematiche sociali. In Taccuino di un'ultimista raccoglie le fila di questa esperienza e rivela sofferenze, disagi, difficoltà e soddisfazioni di chi ha sentito di mettersi al servizio degli ultimi. Ha anche contribuito ai volumi collettivi Mi riguarda (e/o 1994) e Si può! (e/o 1996).

mercoledì 13 maggio 2009

Per non morire di Mafia

"Per non morire di mafia" edito da Sperling & Kupfer è un libro scritto a quattro mani dal Procuratore Antimafia Pietro Grasso e dal giornalista Alberto la Volpe.

Pietro Grasso e Alberto La Volpe ripercorrono le stagioni della guerra alla Cupola siciliana in un racconto schietto, che affronta anche questioni delicate: i legami tra mafia e politica, gli scontri all'interno della magistratura, le carenze legislative e di mezzi

La mafia non si arrende mai". È il promemoria quotidiano di un magistrato impegnato da trent'anni contro la criminalità organizzata e convinto che, per contrastarla, sia necessario avere la percezione esatta della sua pericolosità. Le rivelazioni dei pentiti, la celebrazione dei processi, lo smantellamento del vertice di Cosa Nostra non hanno segnato la fine delle cosche. Ai colpi inferti dagli investigatori, l'organizzazione ha ribattuto ogni volta con nuove strategie, dalla collusione con la classe politica dominante, agli omicidi eccellenti, alle stragi.

Oggi la mafia sembra scomparsa e invece ha solo cambiato volto: non più una piovra, ma una rete invisibile infiltrata nei colossali affari degli appalti edilizi, della droga, della contraffazione. Un sistema moderno e sofisticato, che si è adattato alla realtà dell'economia globalizzata.

Dalla Procura nazionale antimafia, l'organismo che coordina le indagini condotte su fronti interni e internazionali, Pietro Grasso ripercorre le stagioni della guerra alla Cupola siciliana in un racconto schietto, che affronta anche questioni delicate: i legami tra mafia e politica, gli scontri all'interno della magistratura, le carenze legislative e di mezzi. Spiega inoltre gli ultimi sviluppi delle attività di 'ndrangheta e camorra e traccia una mappa delle nuove mafie (cinesi, russe, albanesi, nigeriane, colombiane), individuando le strade e gli strumenti "per non morire di mafia", per non sottomettersi al suo potere.

"La mafia non è scomparsa: ha solo cambiato volto. Finché esiste dobbiamo parlarne e reagire. Il silenzio è l'ossigeno grazie al quale i sistemi criminali si riorganizzano" Pietro Grasso.

Hescka Sagred Ticinonews.ch

mercoledì 6 maggio 2009

Il cammino della speranza di Sandro Rinauro

L'emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra,quando i clandestini eravamo noi. La prima storia dell'emigrazione illegale italiana negli anni della ricostruzione e del miracolo economico.

Edito da Einaudi in questo libro Sandro Rinauro racconta una storia straordinaria e poco conosciuta. Quella che dopo la seconda Guerra mondiale vide muoversi verso l'estero molte migliaia di italiani. Donne, uomini e bambini in cerca di un futuro e di migliori condizioni di vita. Migranti clandestini che si spingevano oltre le Alpi, spesso a rischio della vita, e da lí finivano talvolta in luoghi improbabili come l'Indocina e l'Algeria in guerra.
Perché anche prima della globalizzazione i paesi occidentali hanno avuto grande dimestichezza con l'immigrazione illegale. E gli italiani hanno detenuto a lungo il primato dell'esodo clandestino. Negli anni della ricostruzione europea una causa importante fu la contraddizione tra la tradizionale propensione italiana all'espatrio e lo scarso fabbisogno straniero di manodopera. Ma l'emigrazione illegale dilagò persino al principio del miracolo economico continentale, quando la domanda di braccia straniere divenne quasi incolmabile.
L'ultima stagione dell'esodo degli italiani rivelò l'illusione del controllo totale dell'emigrazione e della sorveglianza dei confini nazionali, cosí come le restrizioni burocratiche furono spesso la causa prima dell'espatrio illegale.

Nel secondo dopoguerra il ritorno dell'Italia alla tradizionale libertà d'emigrazione, la ricostruzione economica europea e l'avvento in Occidente di democrazie piú compiute sembrarono promettere un'epoca di liberi flussi migratori. Nella realtà tutto andò diversamente: la necessità di lavoratori stranieri fu a lungo limitata e le politiche migratorie internazionali rimasero restrittive e inefficienti. Di conseguenza, in decenni in cui l'Italia era il principale serbatoio europeo di manodopera, l'espatrio illegale divenne un fenomeno vasto e diffuso in tutta la penisola. Solo una piccola porzione dei clandestini italiani era mossa da ragioni giudiziarie o politiche. La maggioranza era composta da lavoratori, uomini, donne e bambini che quasi in nulla si distinguevano dai connazionali piú fortunati che riuscivano ad emigrare nel rispetto della legge. Dopo avere attraversato i confini stranieri spesso al prezzo della vita, molti furono «sanati» ed equiparati agli immigrati regolari, ma quasi tutti vissero a lungo nell'illegalità sperimentando sfruttamento e precarietà. Molti si rassegnarono a rimpatriare rapidamente, mentre i piú sfortunati, in mancanza di meglio, finirono per arruolarsi nella Legione Straniera francese partecipando anche alle guerre d'Indocina e d'Algeria. Fonte

venerdì 24 aprile 2009

Lotta di classe di Ascanio Celestini

Edito da Einaudi questo è un libro in cui perdersi. Un saliscendi di storie, su e giù per le scale di un condominio di periferia. Sono torrenti di voci che corrono verso un burrascoso racconto corale, una miscela irripetibile di affabulazione, politica e poesia.

«Chi ha detto che il tempo è denaro? Un filosofo, un banchiere o un orologiaio?» Se ne vanno a rotta di collo le giornate di Marinella e Salvatore, di Nicola e della signorina Patrizia. Le giornate di chi fa dieci lavori tutti precari e ha l'impressione di vivere a mezz'aria, «pisciando in corsa come i ciclisti al giro d'Italia». Perché se è vero che il tempo è denaro, il loro tempo dev'essere denaro di qualcun altro.
Vivono tutti in un condominio fuori dal Raccordo Anulare, cinque piani di vite arrangiate fra il centro commerciale e il gigantesco call center. Dietro alle spalle ci stanno i padri, con i loro ricordi di guerra e le loro sicurezze appiccicate alla poltrona, «la perseveranza del mondo contadino dentro allo stupro urbanistico palazzinaro». E nel presente c'è l'insensatezza di un tempo bloccato, apparecchiato e inutile come la casetta di Barbie.
Nelle quattro storie che s'intersecano dentro questo libro se ne raccolgono un'infinità di altre, per raccontare l'energia, la delusione e la rabbia di una generazione, ma anche la fantasia e la passione, la voglia di cambiare. Di ribellarsi. Di riposarsi. Di ricominciare.
«Mi spogliavo e mi sentivo leggera. Avrei continuato a spogliarmi, se fosse stato possibile. Mi sarei sfilata la pelle come un cappotto e l'avrei appesa a una stampella. A scuola c'insegnano che abbiamo quattrocento muscoli: me li sarei tolti uno per uno come fazzoletti sporchi dentro alle tasche. E le ossa? Solo nel piede ce ne stanno cinquantadue. E io le avrei messe in un secchio al lato del letto. Anche le vene le avrei tirate via, raggomitolate e messe in un cassetto. E poi la stanchezza che mi pesava come un maglione, e tutti i pensieri che c'avevo addosso».

«Io passo attraverso i muri. Attraverso le villette antiladro controllate dagli allarmi antizingaro, protette da inferriate antinegro con vernice antiruggine dove antipatici padroni antisemiti con crema antirughe fanno antipasti antiallergici in bunker antiatomici.
Attraverso le banche videosorvegliate. Attraverso i muri delle caserme, dei manicomi, delle galere.
E mi viene da ridere mentre una guardia prova a fermarmi, perché attraverso anche lei con la sua divisa. Lei che si girerà dicendo: - Brigadiere, che facciamo? Questa è stregoneria!
E io le risponderò: - No, questa è lotta di classe».

Ascanio Celestini è una delle voci più note del teatro di narrazione in Italia. La sua scrittura nasce sempre da un lavoro di indagine condotto attraverso interviste e laboratori. Del 2000 sono gli spettacoli Radio Clandestina e Cecafumo. Del 2002 è Fabbrica. Del 2006 Appunti per un film sulla lotta di classe. Con Fandango ha girato i documentari Senza Paura, storie e musiche di lavoratori notturni, e Parole sante, che ha dato il titolo a un omonimo disco. Per Radio 3 ha scritto e interpretato diverse trasmissioni, tra cui Bella Ciao sul tema del lavoro e della Resistenza. Con Donzelli ha pubblicato Cecafumo, Fabbrica e la ripresa televisiva di Radio Clandestina. Per Einaudi ha pubblicato i libri Storie di uno scemo di guerra, La pecora nera e il cofanetto con DVD dello spettacolo Scemo di guerra.

Fonte

mercoledì 25 marzo 2009

'Lotta Civile' di Antonella Mascali

C'è un tratto comune che lega le testimonianze raccolte in questo libro, oltre a quello di aver conosciuto da vicino, sulla propria pelle e nella propria anima, la violenza criminale e mafìosa. Quella violenza che rende orfani o vedovi, che distrugge parentele e affetti e, assieme, rischia di uccidere l'idea e la voglia del futuro. (Don Luigi Ciotti-prefazione)


Dodici storie esemplari, raccontate da chi le ha vissute sulla propria pelle. I familiari delle vittime che hanno trasformato la sofferenza in denuncia e in lavoro concreto nella società. Dal dolore privato all'impegno nelle scuole, nelle carceri, nella pubblica amministrazione. Giorno per giorno. Con il sostegno di Libera e delle Fondazioni dedicate a chi ha combattuto per ciò in cui credeva, fino a morire. È essenziale ricordarli: da Giuseppe Fava a Rocco Chinnici, da Beppe Montana a Roberto Antiochia, da Marcello Torre a Silvia Ruotolo, da Libero Grassi a Vincenzo Grasso, fino a Barbara Asta ai figli Giuseppe e Salvatore, e ancora Mauro Rostagno, Francesco Marcone, Renata Fonte. Le loro battaglie sono diventate le battaglie di figli, fratelli, mogli e mariti. Nando dalla Chiesa, nell'intervista che chiude il libro, afferma: "Bisogna cominciare a dire le cose che provocano reazioni ma che sono vere". Lo sta facendo chi ha subito perdite irrimediabili e oggi, in prima persona, diventa artefice di una vera e propria resistenza civile.


Antonella Mascali, cronista giudiziaria di Radio Popolare, ha mosso i primi passi nel giornalismo quando era ancora al ginnasio, alla redazione de «I Siciliani», il mensile fondato da Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio 1984 a Catania.
Si è trasferita a Milano, nonostante l’amore per il mare e la sua città, si è laureata in Scienze politiche all’Università Statale con una tesi sperimentale in sociologia economica: «Le associazioni di interesse: il caso del movimento antiracket di Capo D’Orlando», ed è diventata giornalista.
Come inviata di Radio Popolare a Palermo ha seguito i fatti più tragici degli anni Novanta: l’omicidio di Libero Grassi, le stragi di Capaci e via D’Amelio.
Tra i processi più importanti della storia recente d’Italia ha seguito a Palermo, quello a Giulio Andreotti, Marcello Dell’Utri e Totò Cuffaro. A Milano quello a Silvio Berlusconi, Cesare Previti e per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi.

venerdì 13 marzo 2009

Assurdo Italia di Andrea Vianello

Assurdo Italia è un libro edito da Baldini Castoldi Dalai e racconta storie incredibili ma vere di un paese paradossale.


Come può succedere che un ospedale italiano perda il rene di un paziente nel passaggio dalla sala operatoria al laboratorio di analisi? Chi potrebbe credere che due anziani vivano con una cabina elettrica dentro casa, tra la cucina e la camera da letto? È possibile che un condominio di Roma scopra che nelle proprie cantine è nata una moschea abusiva? O che un affittuario moroso venga sfrattato ma lasci nell’appartamento più di venti cani, che il proprietario dell’immobile è costretto per legge a sfamare ogni giorno? E se una donna scopre che il proprio marito, da cui è separata ma non divorziata, è bigamo, essendosi risposato negli Stati Uniti con il beneplacito del nostro consolato? Sono queste alcune delle tante storie surreali, eppure spesso drammaticamente reali, affrontate dal programma Mi manda Raitre, raccontate qui nuovamente a distanza di mesi o anni dalla denuncia televisiva per capire che cosa è accaduto nel frattempo. Tra molte amarezze e qualche raro sorriso, a emergere è il quadro corale di un Paese in cui le cose viaggiano spesso al contrario ma dove risalta la forza morale dei singoli cittadini, spesso abbandonati dalle istituzioni e costretti a lottare da soli contro l’assurdo. Appunto: Assurdo Italia.


"L’uomo a cui hanno perso un rene ripete, quasi a doversene convincere, di sentirsi bene e di voler stare alla larga il più possibile dai dottori, ma sotto sotto continua ad avere paura. Come hanno potuto perdere un pezzo del mio corpo? si chiede. Eppure afferma di credere ancora nella sanità pubblica, che quello è stato solo un brutto episodio. Ogni tanto pensa che il suo rene, come aveva scherzato in modo un po’ fuori luogo il primario, se l’è davvero mangiato un gatto. E allora sente una piccola fitta sul fianco destro.»


Andrea Vianello è nato a Roma nel 1961, è sposato e ha tre bambini. Laureato in Letteratura brasiliana, viene assunto in Rai attraverso un concorso pubblico e a partire dal 1991 entra a far parte prima della redazione del Gr1, poi del Giornale Radio Rai unificato. Fino al 1998 è vicecaporedattore in cronaca e conduttore dei fili diretti in occasione di eventi speciali o «breaking news». A partire dal giugno 1998 cura e conduce per quattro anni la trasmissione di Radio1 Radio anch’io. Dal 2001 al 2003 conduce su Raitre la trasmissione televisiva Enigma. Dal 2004 è alla conduzione di Mi manda Raitre. Oltre al suo impegno televisivo insegna Giornalismo radiofonico alla Sapienza di Roma. BCD editori

venerdì 6 marzo 2009

Colletti Sporchi

Colletti sporchi é un libro inchiesta edito da Rizzoli.

Finanzieri collusi, giudici corrotti,imprenditori e politici a libropaga dei boss. L’invisibile anellodi congiunzione tra Stato e mafie.Viaggio nella borghesia criminale guidati da un magistrato sempre in prima linea.

"Il white collar crime" è un reato inafferabile, eppure molto pericoloso per la democrazia perchè corrompe il tessuto dei nostri rapporti sociali , dell'economia, del lavoro.Per smontare i meccanismi , Pinotti e tescaroli attraversdano la storia piu' oscura del Nostro Paese, raccontandone le vicende e interrogando la memoria dei protagonisti. In questa intensa ricostruzione, le voci di di grandi magistrati , tra cui Caselli, Ingroia, Di Matteo , Petralia, Gratteri, si intrecciano alle parole dei collaboratori di Giustizia, da Buscetta a Brusca a Cancemi . Alle riflessioni dell'economista Loretta Napoleoni fanno da contrappunto il pensiero del banchiere Giuseppe Bazoli e del direttore di "Foreign Policy" Moisés Naim. Il quadro che emerge è inquietante: è nella zona grigia il vero terreno nella lotta per la legalità.


La recensione di Fabio Capacchione: Ferruccio Pinotti , è innanzitutto un giornalista di giudiziaria. I suoi libri (Colletti sporchi, Poteri forti, etc) sono un resoconto dettagliato e documentato di tutte quelle notizie che ti portano a scoprire gran parte dei segreti che impossibilmente avresti accesso nella normale informazione.
Pinotti parla con tutti i protagonisti della inchiesta a cui si occupa. Non solo Magistrati ma anche collaboratori di giustizia e personaggi chiave , svelando un panorama a 360 gradi del problema. E' strano , che i suoi libri non suscitini lo scalpore, nell'apprendere gli scandali e coinvolgimenti a massimi livelli che emergono dai suoi racconti.
Esiste , quasi una paura, nel conoscere verità agghiaccianti, ed un riflesso a rimuovere , per mettere a tacere la nostra coscienza , sentendoci colpevoli di aver permesso che nel nostro Paese, la criminalità potesse estendersi ai livelli piu' alti.

C´è una mafia che non fa notizia. Perché non spara, e neanche chiede il pizzo. Perché non sembra preoccupare poi tanto chi amministra la cosa pubblica, e in verità neanche la società civile è poi così attenta. È la mafia dei colletti bianchi quella che continua a non essere nell´agenda dell´attualità. Un motivo dovrà pur esserci. Hanno cercato di scoprirlo due persone che per varie ragioni si sono occupate dei misteri più reconditi dell´organizzazione mafiosa, il magistrato Luca Tescaroli e lo scrittore Ferruccio Pinotti. Hanno deciso di fare insieme un viaggio lungo l´Italia dei colletti bianchi. Salvo Palazzolo, continua a leggere

giovedì 26 febbraio 2009

Il Sogno e l'approdo

Maria Attanasio, Giosuè Calaciura, Davide Camarrone, Santo Piazzese, Gaetano Savatteri, Lilia Zaouali: sei scrittori per sei racconti sul tema dello straniero, dell'altro da sé (Sellerio editore).
Il tema dello straniero, dell’altro da sé, in sei racconti inediti di altrettanti scrittori siciliani, o quasi (Lilia Zaouali da anni risiede a Palermo).
Sono racconti ambientati in epoche diverse sulle rive del Mediterraneo, mare che separa ma anche unisce “collezioni di regioni isolate che tuttavia si cercano costantemente le une con le altre, donde tra loro un costante andirivieni, nonostante le giornate di cammino o di navigazione da cui sono separate”, ha scritto Fernand Braudel.
Al centro la Sicilia, l’isola che meglio vale a illuminare la storia mediterranea, da sempre luogo di crocevia etnico, approdo di culture diverse, luogo strategico del mare nostrum e punto di attrazione irresistibile per viaggiatori di tutti i tempi e di tutti i paesi.
Nel Decalogo di Nordìa di Maria Attanasio una donna straniera si trova catapultata in un paranoico condominio di privilegiati a Nordìa, città immaginaria nata dopo la ‘Grande Emergenza’. Una storia fantastica, ma poi non tanto lontana dalla realtà.
Giosuè Calaciura, scrittore che ha già dato prova della sua sensibilità al tema dello straniero e all’Africa, assume nel Mare è piccolo ma Dio è grande il punto di vista di quelli che arrivano, per i quali l’approdo è una specie di visione, di allucinazione disperata.
In Questo è un uomo di Davide Camarrone Osea, immigrato di seconda generazione, giornalista, italiano a tutti gli effetti, si finge clandestino. Rinchiuso in un cpt siciliano, viene espulso e “rimpatriato” in Libia dove patisce sofferenze e degradazione fino all’annientamento.
Santo Piazzese racconta Il viaggio segreto di Niels Bohr a Palermo. Il Premio Nobel per la fisica del 1922, il danese Niels Bohr, si trova in città. Non è un viaggio di studio, ma nessuno conosce il vero motivo della sua presenza a Palermo. Una sera Bohr si ritrova all’Arena Perla, il cinema all’aperto dove danno vecchi film western.
Siracusa 1837, scoppia un’epidemia di colera. Un francese viene accusato di avere propagato il morbo. è L’infame agente Bainard di Gaetano Savatteri. La paura lo spinge alla confessione mentre la folla inferocita lo assale. Anni dopo un senatore siciliano fra i banchi di Palazzo Carignano racconterà la storia al collega Alessandro Manzoni.
In La pupa di zucchero di Lilia Zaouali, Faika, tunisina, viene a Palermo per incontrare la figlia Neyla. Faika è vedova, ha una nuova relazione che vuole regolarizzare con il matrimonio, ma non prima che la figlia si sia sposata; Neyla convive con Pietro, ma all’insaputa della madre. Segreti e bugie tra i mercati di Palermo, una commedia degli equivoci.