Libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro" (Immanuel Kant)

La tua opinione é importante, esprimila, lascia un commento ai post.

Prego gentilmente tutti quelli che postano la loro opinione scegliendo l'opzione 'Anonimo' di blogger di firmare il proprio commento. grazie. ros

Clicca per tornare nella Home

Clicca per tornare nella Home
di 'Per quel che mi riguarda'
Visualizzazione post con etichetta riots. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riots. Mostra tutti i post

giovedì 11 agosto 2011

REGNO UNITO-La miccia accesa dell’impoverimento di Benedetto Vecchi

(vignetta Mauro Biani)
Il Regno Unito ha paura. Il governo conservatore ha schierato un esercito per riportare l’ordine. C’è da scommettere che quei poliziotti saranno visti come una truppa d’occupazione di un territorio divenuto ostile nel giro di una manciata di giorni. Unanime è la condanna della rivolta che da Londra si è spostata in altre città. Poche, invece, le analisi che cercano di capire come una grande metropoli si sia trovata a fronteggiare un riot così radicale. Fra queste, va segnalata quella di Nina Power su «The guardian». La filosofa inglese scrive dei tagli al welfare state, di tasse aumentate per gli studenti, di un governo che, in nome del progetto conservatore di Big society, vuol riportare «legge e ordine» per ospitare le olimpiadi. Una miscela esplosiva che ha preso fuoco, come spesso accade, per l’omicidio «accidentale» da parte della polizia di un uomo dal passato segnato da piccoli crimini. E come in ogni rivolta tutti i criteri interpretativi della società vanno in tilt. Perché i riot non seguono le coordinate del conflitto sociale, fermano il tempo sociale, cioè la normalità dei rapporti di esclusione e sfruttamento. L’inghilterra brucia, ma la riappropriazione della merce segue criteri facilmente comprensibili. Si saccheggia un negozio di elettronica perché i gagdet tecnologici sono ritenuti simbolo dell’integrazione sociale. Lo stesso si può dire per abiti e sneakers griffati, indicati come espressione di uno status e di stili di vita acquistabili a prezzi molto alti. Logico che la riappropriazione contempli anche un abbigliamento confacente a quanto di cool viene declamato. C’è poi la presenza di gang criminali. Ovvio che sì. Una banda coltiva il controllo del territorio con attenzione maniacale. Se c’è qualcuno che lo invade, i suoi componenti sono in prima fila negli scontri.
Ma questa è solo immaginazione sociologica. Più rilevante è il contesto in cui collocare la rivolte inglesi. Un contesto di impoverimento progressivo e tuttavia relativo a una popolazione che ha nei giovani il simbolo più evidente. I tagli al welfare state significano riduzione del numero e della qualità dei servizi sociali. Le tasse scolastiche, aumentate al punto tale che diventa proibitiva l’aspirazione a frequentare l’università, determina un cambiamento delle prospettive di vita futura. Lo stesso si può dire del rapporto con il lavoro. I rivoltosi di Londra non sono solo disoccupati cronici, ma anche precari a tempo indeterminato. E come ha scritto «The guardian» alcuni degli arrestati sono infatti grafici pubblicitari, informatici. Non è certo un caso che l’espressione più usata sia lost generation, la generazione perduta. Un impoverimento, che è cosa diversa dalla povertà assoluta, che ha come contraltare la crescita delle diseguaglianze sociali. Un recente studio sulla forbice dei redditi tra la popolazione attiva inglese presentava un quadro non molto diverso da quello statunitense. Il rapporto tra un salario medio e i redditi di un topmanager è di 1 a 70. È questo il contesto in cui collocare quei riot.
Infine, le misure prese da Cameron per edificare la Big Society sono in perfetta continuità con il credo liberista
imperante nel Regno Unito dai tempi di Margaret Thatcher. Il «New Labour» lo ha solo attenuato, ma non ha certo cambiato di segno all’operato del governo. Il paradosso sta proprio nella riproposizione di un modello di società e di attività economica che ha provocato la crisi economica. Di fronte a tanta feroce pervicacia, la reazione non può che essere altrettanto feroce.
Si potrà discettare sulla violenza cieca e furiosa, ma è come guardare il dito e non la luna. Ed è una luna che interessa non solo il Regno Unito in fiamme, ma tutti i paesi europei. Italia compresa.

fonte articolo 'Il Manifesto'

link collegati:

Londra - PERCHÉ PROPRIO ADESSO di Tariq Ali




condividi il post su

mercoledì 10 agosto 2011

Londra - PERCHÉ PROPRIO ADESSO di Tariq Ali

(vignetta Ideateatro)
Com’è possibile che gli stessi quartieri esplodano per primi, qualunque sia la causa scatenante dei disordini? Potrebbe avere a che fare con la razza e la classe, la povertà istituzionalizzata o la semplice mestizia della vita quotidiana? I politici della coalizione (compreso il nuovo New Labour, che potrebbe iscriversi per un governo nazionale se la recessione dovesse crescere in fretta), con le loro ideologie pietrificate non possono dirlo, perché i tre partiti sono tutti corresponsabili della crisi. Sono loro che hanno creato il pasticcio. Privilegiano la ricchezza. Dicono che giudici e magistrati dovrebbero dare l’esempio, punendo duramente i manifestanti trovati con una cerbottana in mano. Eppure, questi politici non si sono mai seriamente chiesti perché nessun poliziotto è stato mai perseguito per le oltre mille vittime causate negli ultimi anni.
Da qualunque partito provengano, di qualunque colore sia la pelle dei loro membri del Parlamento, tutti parlano a getto continuo ripetendo gli stessi cliché. Sappiamo che la violenza per le strade di Londra è davvero pesante. Come sappiamo che saccheggiare i negozi è sbagliato. Ma perché l’inferno si scatena solo adesso? Perché non è successo lo scorso anno? Perché le rimostranze e le lamentele si costruiscono con il tempo. Perché quando il sistema vuole la morte di un giovane cittadino nero di una comunità svantaggiata, allo stesso tempo quel sistema, di maniera inconscia, vuole la risposta a quella stessa morte. È stato sempre così.
Ma la situazione potrebbe addirittura peggiorare se i politici, le élite affaristiche, la noiosa televisione di stato e le reti di Murdoch – perché le quattro agiscono spesso in tandem – fallissero nel gestire l’economia, e punissero i poveri e i meno abbienti con le politiche governative che essi stessi hanno promosso per oltre trent’anni. Disumanizzare il “nemico”, a casa o fuori, creare la fobia e detenere senza processo sono strategie che però non funzioneranno per sempre.
Se in questo paese fosse esistito un partito di opposizione serio, ora starebbe discutendo su come smantellare la traballante impalcatura del sistema neoliberale attuale, prima che si sbricioli e faccia male a molte altre persone ancora. Ma in tutta Europa i tratti distintivi che prima separavano il centrosinistra dal centrodestra, o i conservatori dai socialdemocratici, sono scomparsi. La monotonia della politica ufficiale espropria i segmenti meno privilegiati dell’elettorato, che però costituiscono la maggioranza. La proprietà dei servizi – gas, acqua, elettricità, trasporti e presto, senza dubbio, anche l’educazione e la salute – da parte dei pochi è incompatibile con le necessità dei molti. E la nozione per cui la privatizzazione dei servizi aumenti l’efficienza e addirittura faccia scendere i prezzi è stata sempre una fesseria, e sembra che anche oggi la realtà lo dimostri. Quei giovani neri disoccupati – o impiegati a tempo parziale – a Tottenham come a Hackney, a Enfield come a Brixton, sanno benissimo che il sistema è contro di loro. Nulla di ciò che è strombazzato dai politici, che è gonfiato con flatulenza e che suona come il ragliare degli asini ha un impatto reale sulla maggioranza della gente, a parte quelli che hanno acceso i fuochi a Londra questa settimana.
Ma ormai gli incendi sono divampati. Ci sarà qualche altra patetica inchiesta per stabilire i motivi per cui Mark Duggan è stato ucciso, ci saranno le condoglianze e i fiori della polizia ai funerali. I manifestanti arrestati saranno puniti e tutti potranno tirare un sospiro di sollievo, e andare avanti finché non accadrà di nuovo.

fonte articolo 'Il Manifesto'

link collegati:

REGNO UNITO-La miccia accesa dell’impoverimento di Benedetto Vecchi




condividi il post su