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di 'Per quel che mi riguarda'
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mercoledì 3 agosto 2011

Ora lasci perdere quel diavolo di prete di Marco Travaglio

Gentile presidente Vendola, La ringrazio per la sollecita risposta alle domande del Fatto. E La ringrazio doppiamente visto che alcuni colleghi non hanno avuto la mia stessa fortuna, pur ponendoLe interrogativi analoghi ai nostri da molto più tempo. Ma, se Le dicessi che le Sue risposte mi soddisfano, mentirei. La invito pertanto a un serrato confronto in redazione, magari dinanzi alle telecamere della nostra embrionale web-tv, per discutere più a fondo con qualcuno dei suoi storici oppositori.
1. Non ho mai pensato, né dunque scritto, che Lei “faccia affari” con chicchessia. Temo però che faccia fare dei pessimi affari alla Regione che Lei presiede. Per esempio, regalando l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti al gruppo Marcegaglia, ricambiato con giudizi più che lusinghieri sul quotidiano di Confindustria, il Sole 24 Ore. Per esempio, affidando ad Alberto Tedesco, titolare di un mostruoso conflitto d’interessi familiare, la Sanità regionale. E, per esempio, scegliendo a trattativa privata, senza gara, il San Raffaele di don Verzé come partner privato della Regione per costruire e gestire il nuovo mega-ospedale di Taranto. Le mie, dunque, sono critiche politiche, non penali, anche se sconfinano quasi tutte nella questione morale: anzi, meglio, nell’irrisolto problema dei rapporti fra politica e affari. 2. Vedo che Lei accenna a un Suo “errore di presunzione”, ma non nomina mai il senatore Tedesco, suo ex assessore alla Sanità, indagato (con richiesta d’arresti domiciliari respinta dal Senato) per gravi reati che avrebbe commesso proprio nei due anni di presenza nella Sua prima giunta. Ancora non è chiaro perché Lei l’avesse nominato proprio alla Sanità quando Tedesco ci ha raccontato lui stesso – Le aveva fatto presente che la sua famiglia possedeva aziende fornitrici della Sanità pugliese. Se è a quel caso che allude quando ammette l’“errore di presunzione”, Le fa onore l’autocritica, ma che c’entra la “presunzione”? In quel caso Lei ha dato prova di una preoccupante insensibilità ai conflitti d’interessi, mettendosene in casa uno di proporzioni gigantesche, perfettamente in linea col suo ex partito(Rifondazione) che se n’è sempre bellamente infischiato del conflitto d’interessi di Berlusconi (e dunque di tutti gli altri). Poi, quando è scattata l’indagine per corruzione, Lei si vanta di aver “reagito con radicalità e tempestività”, caldeggiando e/o accettando le dimissioni dell’assessore inquisito(e ci mancherebbe altro).Ma Le pare normale mettere la volpe a guardia del pollaio e poi cacciarla quando – sai che sorpresa – viene beccata a mangiarsi le galline?
3. Anche sulla decisione di costruire un nuovo ospedale a Taranto, e per giunta di affidarlo al San Raffaele, le mie critiche sono squisitamente politiche, e anche un po’ morali, visti i rapporti di don Verzé prima con Craxi, poi con Berlusconi, e visto lo stato prefallimentare del San Raffaele. E vedo che, un po’ tardivamente, dopo le contestazioni dell’Idv, ora le obiezioni cominciano a muovergliele anche i Suoi alleati del Pd. Anzitutto, se il San Raffaele del Mediterraneo è una struttura pubblica (e, almeno per il finanziamento lo è, visto che la Regione spenderà 200 milioni di cui 60 già versati), s’imponeva una gara internazionale, visto l’importo dell’opera. Lei dice di aver scelto quasi due anni fa l’affidamento privato perché il San Raffaele è molto prestigioso e preferiva “un processo accelerato”: e allora perché del nuovo ospedale non è stata ancora neppure posta la prima pietra?
4. Apprendo che Lei considera don Verzé un “diavolo di prete”. L’ha scoperto di recente o lo pensava già l’anno scorso quando, in piena campagna elettorale per la Sua rielezione a governatore, presentando assieme a Lei il mega-progetto San Raffaele del Mediterraneo, quel diavolo di prete ebbe a definirla pubblicamente dinanzi a molti pugliesi in trasferta a Milano “un uomo di grandissimo valore, di grandissima cultura, in grado di trasmettere idee e calore”, “dotato di un fondo di santità come Berlusconi” e invitò tutti a “eleggerlo ancora presidente della Regione Puglia almeno per altri 5-10 anni”, impegnandosi in caso di mancata elezione a “nominarlo comunque presidente del San Raffaele del Mediterraneo”?
5. L’utilità o meno del nuovo ospedale – ne convengo con Lei – è “opinabile” come ogni scelta politica. Ma continuo a domandarmi come spera, Lei, di ridurre il turismo sanitario dei malati tarantini fuori città o fuori regione sostituendo due vecchi ospedali da 680 posti letto in tutto con uno nuovo da 580(come risulta a me) o dotato degli “identici posti letto” (come mi scrive Lei). Oltre ai due ospedali tarantini esistenti, il Suo piano prevede di chiuderne altri tre nella provincia di Taranto, 18 in tutto nell’intera regione. Forse la sanità pugliese, una delle più indebitate d’Italia, dovrebbe risparmiare quattrini, rinunciando al faraonico San Raffaele per ammodernare le strutture esistenti e migliorare i servizi: sbaglio o in Puglia il tempo di attesa medio per una mammografia o un esame cardiologico oscilla fra i due e i tre anni? Oltretutto la Sua giunta, presidente Vendola, ha appena alzato l’aliquota dell’addizionale Irpef fino al tetto massimo per coprire il buco sanitario: non era meglio colmarlo con i 200 milioni destinati a don Verzé, invece di tassare un’altra volta i pugliesi?
6. L’unica risposta in prosa della Sua poetica lettera, è l’annuncio di sospensione del bando per la progettazione del nuovo nosocomio alla luce del mega-buco di 1 miliardo di euro che ha portato il San Raffaele sull’orlo del fallimento. Perché – scrive Lei – “se il San Raffaele fallisce, cercheremo un nuovo partner”. Monsieur de Lapalisse, quello che un quarto d’ora prima di morire era ancora vivo, non avrebbe potuto dire meglio. Il guaio è che lo stato di decozione del San Raffaele non è una scoperta dell’ultim’ora. Forse una gara pubblica avrebbe fatto emergere i buchi neri della fondazione di don Verzé & Berlusconi fin dall’inizio. Tanto più che gli affari pugliesi del San Raffaele sono racchiusi in una fantomatica società “13 maggio”, che associa don Verzé a due imprenditori già finiti sotto inchiesta (quelli della nota cooperativa ciellina La Cascina) e che era presieduta fino a un mese fa da Mario Cal, il braccio destro di quel diavolo di prete, ora prematuramente scomparso perché si è sparato quando la Procura di Milano ha messo il naso nei conti. Ecco, invece di attendere l’eventuale fallimento della Fondazione per cercare un nuovo partner, non sarebbe il caso di fermare le bocce e rimettere tutto il progetto in discussione? Magari un sostenitore come Lei delle primarie potrebbe promuovere un bel referendum tra i pugliesi, per sapere direttamente da loro quale soluzione preferiscono.
7. Taccio sull’incredibile speculazione edilizia che si cela dietro il progetto del nuovo ospedale, con la Fintecna Immobiliare (ministero del Tesoro, Tremonti-Berlusconi) che baratta la variante urbanistica necessaria per costruirlo sulle sue aree in cambio della destinazione a edilizia residenziale, uffici e centri commerciali di terreni riservati a verde, parcheggi, ospedali. Ma pure questo è un problema, non trova?
8. A proposito dell’Ilva di Taranto: il 26 giugno l’Arpa Puglia (controllata dalla Regione) vi ha riscontrato il doppio delle emissioni consentite dalla legge regionale. Il picco è stato registrato a maggio con la presenza di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino del siderurgico, con un valore medio di 0,70 nanogrammi al metro cubo (contro 0,40 consentiti). Dove sarebbe dunque il mirabolante miglioramento ambientale da Lei vantato? È fantascienza o prosa amministrativa? Narrazione, poesia o che altro?

fonte articolo 'Il Fatto Quotidiano'

link collegati:

Le mie ragioni su don Verzé di Nichi Vendola






Nàrraci, o Nichi, le gesta di don Verzé di Marco Travaglio



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martedì 19 luglio 2011

SAN RAFFAELE - UNA TRAGICA FARSA di Norma Rangeri

Ci mancava il suicidio eccellente perché il copione di Tangentopoli rivivesse anche nei macabri dettagli del colpo di pistola alla tempia. Ieri il numero due del San Raffaele si è sparato nel suo ufficio, travolto dallo scandalo del debito colossale di un’impresa sanitaria governata a maggior gloria da don Verzé, il prelato folgorato da Berlusconi, benedetto come un miracoloso dono di dio. Se le repliche della storia assumono i contorni grotteschi della farsa, l’eco della Smith& Wesson risuona come una farsa tragica. Per i protagonisti che ne sono gli interpreti e per il paese che li tollera o li subisce.
Le similitudini con quel che accadde in Italia nei primi anni ’90 sono impressionanti: una crisi economica profonda, una progressiva decomposizione del sistema politico, la sordità dei partiti asserragliati nei palazzi a difesa di feudali privilegi, fino all’arrivo, in parlamento, di richieste di arresto per parlamentari e ministri. Per rispettare il copione non ci viene risparmiata neppure la via di fuga dei referendum elettorali, come quello che ci traghettò dal proporzionale al maggioritario, dal pentapartito morente al berlusconismo trionfante. E, a giudicare dal risentimento popolare contro la casta che attraversa in questi giorni la Rete, non è neppure da escludere, prima o poi, la replica del lancio di "monetine" se nelle prossime ore l’assemblea di Montecitorio decidesse di votare contro l’autorizzazione a procedere dei deputati sotto inchiesta.
Affacciato sull’orlo di un debito pubblico unico al mondo, spinto alla disintegrazione nazionale, il paese ha reagito in tutti i modi. Scendendo in piazza nelle sue avanguardie consapevoli, votando nelle elezioni amministrative e nei referendum, mettendo all’ordine del giorno la richiesta di un autentico cambio nelle forme della partecipazione e della decisione, nelle priorità dell’agenda. Accadeva appena un mese fa, ma è come se tutto fosse già sepolto in un passato remoto, oscurato dal paravento dell’emergenza condivisa, dagli appelli del Quirinale alla coesione, dalla scelta delle opposizioni di firmare la tregua concedendo il lasciapassare a provvedimenti feroci verso un ceto medio pericolosamente spinto con le spalle al muro. In compenso il governo ha strappato un altro voto di fiducia e Berlusconi, ieri, mentre la Borsa subiva l’ennesimo tonfo bruciando un controvalore di 12 miliardi, saliva al Quirinale scortato da Gianni Letta per il "rimpastino" (il ministro della giustizia da rimpiazzare).
Mentre sul Colle si tentano accordi nel vuoto di una prospettiva politica, nel sottomondo della vita quotidiana non si riescono a formare le classi perché mancano gli insegnanti, l’assistenza sanitaria non è più un diritto, le famiglie operaie ingrossano l’esercito degli otto milioni di nuovi poveri, la disoccupazione seppellisce il sud del paese. Solidali con i deboli si agitano sulla scena i comprimari. Il maggior partito di opposizione lancia richieste senza appello di dimissioni del governo. Che le respinge al mittente, come chi sa che più il Pd abbaia e meno riesce a mordere.

Fonte articolo 'Il Manifesto'
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