De Magistris, è sorpreso dall’inchiesta di Napoli?
Per capire chi è Bisignani dobbiamo tornare al 2007. A giugno inizio a indagare sull’intreccio tra appalti pubblici, la massoneria coperta («La Loggia di San Marino»), vertici dei servizi, l’allora numero due della Guardia di Finanza, esponenti politici e degli affari, come Antonio Saladino, un imprenditore referente della Compagnia delle Opere, e Finmeccanica. All’inizio di luglio iscrivo Bisignani nel registro degli indagati. La sua perquisizione stranamente va a vuoto, allora
ebbi l’impressione che fosse stato avvisato, era volato a Londra. In compenso all’improvviso l’attività ispettiva del ministero della Giustizia, retto allora da Clemente Mastella, nei miei confronti ha un’accelerazione: arriva il capo degli ispettori Arcibaldo Miller, poi coinvolto nella P3, l’inchiesta «Why not» viene trasferita alla procura generale e io spedito al Csm. Comincia poi un’opera di delegittimazione contro di me e la procura di Salerno, che indaga sulmio caso. Facile immagine che dietro c’è la spinta fortissima di Bisignani. La democrazia italiana
è inquinata dai poteri occulti e io ci ho rimesso la toga.
Dalla P2 alla P4, c’è continuità oppure si tratta di fenomeni differenti?
È lo stesso contesto fatto di organizzazioni segrete e colletti bianchi della criminalità organizzata, si infiltrano nelle procure, negli apparati dello stato, nelle imprese, nella politica per gestire la spesa pubblica e i fondi europei, costituiscono un governo occulto del paese in violazione della Legge Anselmi.
Anche gli uomini sono spesso gli stessi. Ancora nel 2007 nella perquisizione a Saladino, trovai un biglietto dove, in riferimento ad alcuni appalti ministeriali per l’informatizzazione, era scritto «rivolgersi ad Alfonso Papa», allora ai vertici del ministero retto da Mastella. Cioè allo stesso ex pm, diventato parlamentare Pdl, indagato per la P4, amico dell’ex Procuratore di Roma Achille Toro, indagato
con Miller per la P3. Del resto Papa, quando era con me pubblico ministero a Napoli, si è sempre messo di traverso in tutte le battaglie che riguardavano la giustizia.
Certe scelte del governo trovano una ragione negli interessi di Berlusconi, e forse più ancora nella copertura di questa rete di potere?
Rimandare tutto al premier è un grave errore. La P4, come le altre, va molto oltre Berlusconi. Certo, il presidente del Consiglio è un riferimento per le strategie dei piduisti, è l’interprete ideale delle loro istanze, ma stiamo parlando di un sistema che non si ferma al centrodestra, intercetta anche il centrosinistra e tutti gli ambiti della vita pubblica. Se Bisignani ha un ufficio a Palazzo Chigi è perché è amico di molti politici di differenti colori. È questa capacità di penetrazione che spiega molte stranezze italiane. Viviamo in un’apparente legalità formale che spesso permette l’abuso del diritto, leggi incostituzionali, promozioni dirette e trasferimenti ingiusti di servitori dello stato. È un potere ricattatorio bipartisan.
fonte intervista 'Il Manifesto'
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