Per questo Maurizio Landini e Michele Santoro si trovano insieme in una battaglia per i diritti, la democrazia, la libertà. Per questo al titolo delle festa nazionale della Fiom «Signori, entra il lavoro» si affianca quello dello spettacolo santoriano di venerdì 17 «Tutti in piedi». In piedi come i cittadini che da mesi rivendicano una diversa politica; come le donne stanche di come vengono rappresentate e trattate e come gli operai della Fiom che per primi hanno lanciato un segnale di dignità rompendo il muro di silenzio e omertà che per troppo tempo li ha sbianchettati; in piedi come gli studenti e i precari, come gli attivisti dei movimenti per la tutela dei beni comuni e dell'ambiente. Quelli che in massa hanno cambiato volto alle città per poi mettere i beni comuni al di sopra del profitto privato. La dignità del lavoro e la dignità delle persone vanno di pari passo; con l'elettore che ritira la delega a una casta politica impresentabile e prova a riprendersi in mano il destino. Con l'abbonato Rai, stanco di finanziare un'azienda guidata da chi confonde l'aspirapolvere con la televisione. Todo cambia, cantava Mercedes Sosa.
Solo il ceto politico e il sistema televisivo non se ne accorgono, impegnati come sono a difendere privilegi scambiati con la rinuncia alla dignità. Degli operai della Fiom, il cui consenso cresce dentro e fuori le fabbriche, dicono che sono isolati e tentano di toglier loro voce e rappresentanza. Di Santoro che fa il pieno di audience e pubblicità e racconta un’Italia che la casta non vuol vedere dicono anche di peggio, e infine se ne liberano. Credono di liberarsi di Santoro e di Landini, di Pautasso e di Vauro, dei comitati per l’acqua e degli studenti, per poter tornare al loro solito tran-tran. Credono
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