A chiudere la lista degli episodi, almeno per ora, Conegliano Veneto.
La ragazza, vent’anni, nigeriana, viveva un po’ dove le capitava. Spesso nei pressi della stazione della cittadina veneta. Se era fortunata, la ospitava qualche
amico. Qualche sera fa si è sentita male mentre era a casa di connazionali e ha pensato che, se fosse andata all’ospedale, l’avrebbero curata. Del resto, per definizione un ospedale serve proprio a quello. Allora, intorno all’una di notte, si è recata al pronto soccorso dell’ospedale santa Maria dei Battuti di Conegliano. Visitata dal medico di turno, la ragazza è stata tenuta sotto osservazione per un paio d’ore. Per tutto il tempo, alle pressanti richieste del personale ospedaliero, che voleva sapere le sue generalità, ha risposto picche. E allora lo zelante medico non ha trovato di meglio da fare che chiamare il 113, per avvisare gli agenti che nell’unità operativa era stata presa in carico una «paziente ignota ». Per giustificarsi, il dottore ha dichiarato che le generalità servivano per «fugare il rischio di eventuali problemi sanitari», riscontrabili attraverso un controllo dei database in possesso dell’ospedale. Il primario del pronto soccorso dell’ospedale, il dottor Enrico Berardi, ha immediatamente preso le distanze dal collega: «Non ne sapevo nulla – ha detto - approfondirò il caso. Ma se è vero che un collega del mio reparto ha denunciato una paziente perché clandestina, ha avuto un comportamento scorretto, al di fuori delle regole che disciplinano il rapporto tra medici e ammalati».
Trasportata al commissariato, la ragazza ha ceduto, e ha detto come si chiamava. Così i poliziotti hanno scoperto che la giovane aveva già ricevuto un ordine di espulsione emesso dalla questura di Agrigento. Dopo essersi sottoposta all’esame delle impronte digitali, la fanciulla ha dovuto passare una notte al fresco. Il mattino successivo, il processo per direttissima. A nulla sono servite le spiegazioni, tra le lacrime, della giovane, che ha dichiarato davanti al giudice di essere scappata dalla Nigeria per sfuggire alla morte. Al termine dell’udienza si è ritrovata con in mano un nuovo foglio di espulsione. Dovrà lasciare il territorio italiano entro pochi giorni, senza accompagnamento.
prova
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