
Qualcosa di brutto sta accadendo al nostro pianeta.
Negli ultimi decenni abbiamo assistito, infatti, a un susseguirsi di avvenimenti che non lasciano ben sperare circa la salute di Madre Terra.
A iniziare dai fenomeni, definiti naturali nel senso che la loro origine non è imputabile all’uomo.
Terremoti sempre più frequenti e distruttivi, maremoti e tsunami da essi provocati, eruzioni vulcaniche che devastano territori e mettono a rischio con le loro emissioni i voli aerei. A questi disastri si aggiungono quelli in cui l’attività umana è sempre più implicata: penso allo scioglimento dei ghiacci, alle tremende siccità, agli uragani e alle alluvioni, alle desertificazioni e alle ondate di gelo, di cui l’aumento della temperatura globale legata all’uso eccessivo e irresponsabile di combustibili fossili è la causa principale.
Nella catastrofe del Golfo del Messico, la responsabilità dell’uomo è gravissima.
Qualche dato. In quel tratto di mare tiepido e pescoso da cui trae la sua origine la calda Corrente del Golfo, operano oggi quasi 4.000 piattaforme petrolifere come quella in cui l’incidente si è scatenato.
Come zanzare assetate del nero sangue di Madre Terra, le trivelle succhiano greggio nei fondali marini per soddisfare la sete di energia degli Stati Uniti, terzo produttore mondiale e primo consumatore con 7,6 miliardi di barili l’anno.
D’altra parte il mondo più sviluppato, con i suoi Suv, le sue abitazioni gelide in estate e torride in inverno, le sue luminarie, i suoi eserciti di vetture e il suo consumo (e spesso spreco) di prodotti derivati dal petrolio, è responsabile, oltre che dell’inquinamento atmosferico, del progressivo esaurimento delle risorse fossili, a tutto danno di coloro che dopo di noi dovranno vivere sul Pianeta.
Fonte articolo 'Il Caffé'
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