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di 'Per quel che mi riguarda'

lunedì 27 giugno 2011

Palazzo Chigi L’habitat ideale delle lobby. Autonomia di bilancio, segretezza e tanti soldi. Facile chiedere agli 'amici' di Eduardo di Blasi

La chiamano “autonomia finanziaria e contabile” ed è il meccanismo che permette alla Presidenza del Consiglio dei ministri (ma anche, di rimbalzo, alla Protezione civile) di spendere – di fatto – miliardi di euro senza alcun controllo. Il sistema consente a Palazzo Chigi di adoperare i propri fondi in “autonomia”, senza cioè rendere conto al ministro dell’Economia per “contrattare” gli stanziamenti, né alla Corte dei conti di mettere in atto un controllo preventivo che abbia una qualche efficacia.
I soldi sono messi in mano al Segretariato generale che ha la possibilità di spenderli in autonomia e, nella maggior parte dei casi, anche con una certa segretezza legata al ruolo “sensibile” del Palazzo di governo.
PER CAPIRE come funziona il sistema dobbiamo immaginare un fiume che nasce dal ministero dell’Economia e finisce nella palude del governo: un fiume che non ha argini prima di immergersi nella sua destinazione finale. Prendiamo la breve nota che, a fine anno, la Presidenza presenta per rendicontare le proprie spese. Nel 2006 l’ammontare dei soldi ottenuti da Palazzo Chigi era intorno al miliardo e seicento milioni ma a fine anno il governo ne aveva impegnato uno e duecento, nel 2007 si era passati a tre miliardi e cento milioni stanziati ma se ne erano impegnati due e duecento, dei tre miliardi e 300 milioni avuti nel 2008 se ne erano invece impegnati solo due e cento. Che siano impegnati o meno, però, quei fondi continuano a restare nel salvadanaio della Presidenza, da mettere nel conto dell’anno successivo o da spendere per altro. Facciamo un esempio: si è deciso di investire sette milioni per un sito Internet? Se ne impegna uno soltanto? Bene, gli altri sei tornano nel calderone per essere allocati da un’altra parte dal sottosegretario alla Presidenza, che è in qualche misura come l’amministratore unico del Palazzo. Ma c’è di più: perché tra il bilancio di previsione e quello effettivo, vale a dire tra la richiesta iniziale e quella finale, l’anno scorso ci fu un dislivello di un miliardo e mezzo. Un’enormità.
È OVVIO che un sistema che permette così elevate capacità di spesa, un controllo a bassa intensità, una minima trasparenza (data solo dalla nota assai sintetica che spiega che si sono spesi 3 miliardi invece di uno e mezzo) e una scelta che sta in capo a pochissime persone, è il luogo ideale per l’annidarsi di cricche, lobby, amici e amici degli amici.
Nei corridoi di via della Mercede si racconta di come un imprenditore che aveva la propria attività nella strada in cui viveva un ex segretario alla Presidenza avesse vinto un appalto proprio in quella sede di governo. E certo ci si stupisce che un ristoratore che ha un negozio di due vetrine in un quartiere periferico della Capitale sia riuscito a conquistare il bando per la ristorazione nientemeno che alla Presidenza del Consiglio. Nulla di illegale, probabilmente, ma la il problema “strutturale” è davanti gli occhi di tutti se si pensa che i magistrati napoletani stanno mettendo le mani proprio sugli appalti del Palazzo.
COME A PERUGIA e a Roma si indaga sugli appalti della Protezione civile e su quelle ordinanze in deroga che finivano per favorire imprenditori vicini a uomini dello Stato, così, seguendo la scia della P4, i pm napoletani Henry John Woodcock e Francesco Curcio sono finiti per impattare nella Italgo di Anselmo Galbusera che già aveva avuto rapporti con Palazzo Chigi ai tempi in cui quella società si chiamava Delta e fu messa al setaccio dalle indagini di Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi.
Tra i tagli da compiere sul comparto pubblico, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva inizialmente ipotizzato di mettere mano anche al sistema dell’autonomia. A vedere le indiscrezioni fatte filtrare dal ministero di via XX Settembre sulla manovra da 43 miliardi da annunciare in settimana, l’assalto con le forbici al Palazzo di governo sembra essere fallito ancor prima di partire.

fonte articolo e vignetta 'Il Fatto Quotidiano'

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