
Il fatto è che nella logica perversa del premier, le donne sono comunque a sua disposizione: oggetti da consumare, manipolare, sedurre, e perfino incoronare. Se ne troverà pure qualcuna dunque, nella finzione o nella realtà non importa, disposta a fare la statuina della fidanzata perbene. Come tutte quelle fin qui disposte a fare le altre parti in commedia: ragazze immagine, ragazze squillo, ragazze in tubino nero senza calze, ragazze in divisa da infermiera e da carabiniere a seno nudo, ragazze senza una lira che implorano aiuto e si dimenano come possono per meritarsi la busta di Spinelli, ragazze spietate come Ruby pronte a raccontare su sua richiesta
balle ai magistrati ma solo in cambio di oro sonante, «cinque milioni a confronto del macchiamento del mio nome», ragazze senza tetto né legge domiciliate in via dell’Olgettina 65 in cambio delle prestazioni a villa San Martino. Volete che in questo catalogo non ci sia anche una ragazza adatta a fare la fidanzata, con o senza adeguata ricompensa? E’ solo con questa mossa che il cerchio si può chiudere e si può depurare l’immagine nazionale e internazionale del premier nemico delle donne.. Manca solo la mossa ulteriore, anch’essa già ipotizzata più volte, della consegna dell’eredità politica a una ragazza-premier.
Eppure è proprio nelle falle di questa logica perversa che Berlusconi è caduto: una prima, una seconda, una terza, una quarta volta. Perché non tutte sono nella sua disponibilità. E oggi come all’inizio del sexgate, l’imprevisto si annida nella libertà di quelle che disponibili non sono, o non lo sono fino in fondo. Oggi, l’amica di Nicole Minetti che si fa trascinare a casa del principe al grido di «ne vedrai di ogni» ma ne esce disgustata e testimonia in procura, o la danzatrice del ventre amica di Ruby che anche lei si defila e testimonia. Ieri, Patrizia D’Addario che si autodenuncia per squarciare il primo velo sulla prostituzione di regime e il regime della prostituzione. All’inizio di tutto Veronica Lario che strappa il copione della coppia dei reali per denudare il re. Alla fne di tutto due magistrate , Fiorillo e Bocassini, decise a non mollare sui fatti di quella notte del 27 maggio e dintorni. Scritta e descritta perlopiù come la tragedia o la farsa di un uomo solo al comando, la sceneggiatura della fine di Berlusconi è firmata da alcune donne. Quelle che non stanno nella parte assegnata da lui alla Donna. Ovvio e banale, eppure per lui imprevedibile e fatale.
Fonte articolo e vignetta 'Il Manifesto'
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