Libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro" (Immanuel Kant)

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di 'Per quel che mi riguarda'

lunedì 11 maggio 2009

PAPI BATTE PIPPI È LA LEGGE DEL PIÙ FORTE di Iaia Vantaggiato

«Quando qualcuno, affamato, malato o bisognoso, bussa alla nostra porta, dovrebbe scattare un imperativo primordiale al soccorso. Questo almeno sostengono le mitologie religiose. L’umanità, prima ancora di un’astrazione filosofica, è l’espressione di questo riflesso». Un incipit, quello del pezzo di Alessandro Dal Lago pubblicato sia sul giornale che sul nostro sito, cui corrispondeva però un titolo che quel riflesso dava per perso irrimediabilmente: «Aggressione all’umanità,siamo all’avanguardia». del resto null’altro si può dire quando rinviando i barconi dei migranti in Libia, il governo italiano ha deciso di rinunciare di fatto e di diritto a qualsiasi minima considerazione umana. Moltissimi, naturalmente, i commenti suscitati dalle riflessioni di Dal Lago. Tanti, purtroppo, quelli di chiara matrice razzista e xenofoba. «Bravo Maroni, scrive Matteo, pienamente d’accordo con lui. Siamo stufi di essere la spazzatura di Europa per falso buonismo di sinistra. Perché non vanno in Vaticano». Non dice chi dovrebbe andare in Vaticano, se la sinistra o i migranti respinti, ma il concetto resta inequivocabile. Tutti così? No per fortuna. Scrive Giuliana Mattone: «Sono articoli come questo che continuano a tenermi legata al manifesto, che mettono in risalto le priorità politiche e aprono gli occhi su cosa è diventato realmente il nostro paese, un luogo dove i diritti civili hanno lasciato il posto alla legge del più forte». E mentre la povera Pippi Calzelunghe deve acontentarsi di soli cinque commenti è sulla vicenda Lario-Berlusconi-Vespa che il nostro popolo internauta si è scatenato nell’ultima settimana. Perché quella puntata di «Porta a Porta» - con l’imperatore al centro, ai piedi il suo lacché e di fronte tre direttori di giornali incapaci di centrare il bersaglio – proprio non è andata giù. A nessuno. C’è chi, come Giusi, cerca di spostare il baricentro della questione: «L’imperatore – dice - ormai è nudo, da tempo. Ma è assurdo che si continui a fare il suo gioco parlando delle sue innumerevoli gaffes, del suo divorzio e delle sue veline piuttosto che dei posti sulla metro riservati ai residenti per non far viaggiare gli extracomunitari. Compagni siamo alle leggi razziali, altro che veline!». E c’è chi, come Alba, preferisce denunciare quell’ipocrisia tutta italiana che nel privato si sposa, divorzia e poi si risposa ma che - in Parlamento – si schiera compatta contro le unioni cosiddette irregolari: «Ah, per quanto mi riguarda Veronica e Silvio possono fare tutto ciò che a loro pare. Il problema è che costui si erge a difensore dei valori della famiglia cristiana, del matrimonio e critica aspramente le unioni non regolari...Ma in che mani siamo?». Nelle mani di chi, come dice Chingackgook (?!) «è il Maradona della comunicazione, è l’Einstein della politica, è il Superman delle relazioni sociali, è il matador Domingo Dominguìn degli affari, è il Paladino a difesa degli amici. Agli italiani piace, piace e piace. Ma cos’altro deve combinare quest’uomo per risvegliare la coscienza critica dei telecittadini italiani? La telecrazia è avviata, la libertà di opinione/informazione ci sta facendo ciao e il sogno democratico si sta trasformando in incubo». Ciao, ciao

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