Libertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro" (Immanuel Kant)

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di 'Per quel che mi riguarda'
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giovedì 1 settembre 2011

Manovra Bunga di Marco Travaglio

(vignetta Mario Natangelo-Il Fatto-01.09.11)
Non sono cattivi. Sono peggio: sono buffoni. Nel suo spettacolo di due anni fa, Corrado Guzzanti nei panni di Tremonti, anzi Tvemonti, spiega meglio di qualunque editoriale il modo di governare l’economia del nostro governo: “Abbiamo stanziato 30 miliardi per gli ammortizzatori sociali, 30 miliardi per le imprese, 30 miliardi per i pensionati”. Domanda l’intervistatore: “Quindi 90 miliardi?”. E lui: “No, 30. Io vado dai sindacati e dico: vi do 30 miliardi, ok? Segnate che ve li ho dati. Ora però me li porto via un attimo e vado dalle imprese: vi do 30 miliardi, ok? Segnate che ve li ho dati. Ora però me li riprendo un momento e vado dai pensionati: vi do 30 miliardi, ok? Segnate che ve li ho dati. Ora però..”. Obiezione dell’intervistatore: “Ma questo è il gioco delle tre carte”. Tvemonti: “No, delle 30 carte... Comunque, se non le bastano 30 miliardi, facciamo 40: tanto per me è uguale”. Non sapeva, Corrado, che stava descrivendo nei minimi particolari, con due anni d’anticipo, la manovra una e trina del 2011. Il nuovo gioco dell’estate, molto più avvincente dell’hoola hop, del freesbee e del cubo di Rubik: fai anche tu la tua manovra. Da quando l’Europa e i mercati ci hanno imposto di prendere atto, con appena tre anni di ritardo, che c’è la crisi e bisogna fare qualcosa, i buontemponi che ci governano si son messi d’impegno e han fatto una manovra da 47,9 miliardi, perlopiù a scoppio ritardato, a Papi morto (entrerà in vigore nel 2013, quando questo governo non ci sarà più): ticket sanitari, tagli ai ministeri, alle detrazioni fiscali e ai trasferimenti agli enti locali, rapina agli statali. È luglio. Il tempo di leggerla e riprendersi dalla ridarella e a ferragosto Merkel, Sarkozy e Trichet diramano un diktat: i miliardi vi servono subito, o li tirate fuori o la Bce smette di comprare i vostri titoli di Stato e l’Italia, nel 150° dalla nascita, diventa un’espressione geografica. I simpaticoni si rimettono all’opera e partoriscono alcune idee geniali: via 38 province e centinaia di piccoli comuni (“52mila poltrone in meno”), eurotassa sopra i 90mila euro, taglio dei Tfr, licenza di licenziamenti, anticipo delle misure postdatate di luglio. Totale: 55 miliardi. È un decreto, va subito in vigore. Per firmarlo Napolitano interrompe precipitosamente le ferie e ripiomba a Roma con le pinne, il fucile e gli occhiali. Tutto è bene quel che finisce bene. Se finisse. Ma, ripensandoci, i burloni scoprono che non gli è venuta tanto bene nemmeno quella, di manovra. Tre giorni fa si riuniscono ad Arcore, nei locali del bungabunga, intorno al palo della lap dance, e ne fanno un’altra. Tanto i mercati, spiritosi, capiranno. Via l’eurotassa e i tagli ai comuni, congelato il taglio delle province (spariranno tutte, ma solo con legge costituzionale, cioè mai; già che ci siamo, si dimezzeranno pure i parlamentari e ogni famiglia avrà diritto a una batteria di pentole antiaderenti, massì, ci vogliamo rovinare). L’idea, balenata per pochi istanti, di adeguare l’età pensionabile all’invecchiamento della popolazione e agli standard europei scompare subito, essendo incompatibile con l’età media e la prostata dei riformatori. In compenso se lo prendono in quel posto quei putribondi figuri che hanno studiato e riscattato gli anni di università e di naja: così imparano, la prossima volta invece di andare all’università o a militare vadano a puttane. Mancano all’appello dai 5 ai 15 miliardi, ma tanto noi italiani siamo furbi, mica ce ne facciamo accorgere. L’indomani però, riguardando meglio la manovra, i buffoni scoprono che si può far di meglio. E la rifanno. Alle 11.30 di ieri Sacconi e Calderoli annunciano che sparisce pure il divieto di riscatto dell’università e della naja. Il buco cresce di un altro miliardo e mezzo, ma che sarà mai. Purtroppo si scordano di avvertire Brunetta, che a mezzogiorno, lievemente asincrono, conciona sulla riforma delle pensioni di anzianità. Quando lo viene a sapere, tenta il suicidio lanciandosi dal marciapiede.

fonte articolo 'Il Fatto Quotidiano'
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sabato 18 giugno 2011

Il lavoro, che spettacolo- Santoro: «Una Woodstock dell’informazione» di Micaela Bongi

(foto repubblica.it)
Lungo via dei Carracci, la strada che costeggia la ferrovia, sfila una specie di corteo, a piedi e in bicicletta, che non si sa bene dove deve arrivare: «E da quella parte villa Angeletti? », tutti domandano. Si va a vedere la serata di Michele Santoro per i 110 anni della Fiom, «Signori entra il lavoro, tutti in piedi». Tutti in piedi nel parco, tantissimi ragazzi, sotto un palco quadrato circondato dal pubblico, lontano dagli studi televisivi, con un maxischermo in fondo al pratone e i monitor appesi alle torri delle luci e dell’amplificazione. Non è un talk show con il dibattito in studio, né è costruito come se lo fosse, come lo era invece Raiperunanotte, altra serata santoriana bolognese, l’Annozero fuori dal palinsesto perché c’era la campagna elettorale per le regionali, l’anno scorso, e i vertici Rai avevano deciso così: black out dell’informazione. Ma qualcosa, molto anzi, è cambiato anche da allora, quando pure quella serata dimostrò che era possibile rompere il meccanismo della tv generalista classica, anzi ormai vecchia, ostaggio dei partiti e del conflitto di interessi.
Le manifestazioni dei mesi scorsi e poi le elezioni amministrative e i referendum hanno dimostrato che “oscurare” non si può, perché il flusso della comunicazione, l’informazione trova altre strade nonostante i diktat, gli zelanti dirigenti berlusconiani e la commissione di vigilanza. Annozero nel palinsesto dell’autunno non c’è, ma l’ammaccato sire di Arcore e i suoi cortigiani non sono riusciti a cancellare quella voce.
Non che a viale Mazzini le cose vadano per il meglio. Solo ieri Fabio Fazio e Giovanni Floris hanno raggiunto l’intesa per i loro contratti. Invece Milena Gabanelli arriva al parco di villa Angeletti e chiarisce che i vertici della tv pubblica le hanno fatto una proposta impossibile, che «non tutela né me né i miei collaboratori». È la solita storia della copertura legale per Report che la Rai non intende assicurare, vecchio chiodo fisso dell’ex direttore generale Mauro Masi che a quanto parte ha fatto proseliti.
E così, dopo un altro anno di minacce, di tentativi di far saltare le trasmissioni sgradite e palazzo Grazioli, di pressing incessante su Raitre, arrivano qui i «senza contratto» della tv pubblica, per una battaglia comune, per la Costituzione, i diritti. E per il «Raipride», pure, come dice Serena Dandini che alle nove apre la serata in diretta su Current (che a fine luglio dovrà lasciare la piattaforma di Sky che non ha rinnovato il contratto, ancora) e in rete. «Sembra Woodstock», scherza la conduttrice quando il pratone è ormai pieno. Sono arrivati Vauro, l’altro «conduttore» che apre con le sue vignette e incalza a distanza Bonanni dopo averci litigato in collegamento su La 7, e Max Paiella, che prova i suoi Minzolini e Belpietro e canta I want to break free. C’è il pm Antonino Ingroia («non sono venuto per esibirmi o per fare un comizio», dirà, ma per raccontare la sua storia di siciliano) e c’è Angelo Guglielmi, la storia di Raitre.
Arriva Maurizio Crozza, versione Marchionne. E poi Teresa de Sio, i Subsonica, Daniele Silvestri… Le operaie della Omsa sono in prima fila sotto il palco, in attesa di salire, già alle sette di sera, nei loro camici verdi.
La serata si scalda, si aspetta di capire cosa farà Michele Santoro nel suo ruolo «inedito», è passata l’intervista all’Olgettina girl Iris Berardi che dice «tutti i genitori sarebbero contenti di vedere i propri figli fare quello che ho fatto io» ma ad Arcore «andavamo a dormire se poi qualcuna andava in camera sua non lo so»; è passato il video di Renato Brunetta ormai stracult che si scaglia contro i precari, e la precaria del ministero del lavoro Maurizia Russo Spena può far sentire la sua voce al ministro almeno da Bologna, tra gli applausi… E nel pratone è «totosorpresa». Arriverà Adriano Celentano? Il suo staff dice di no, eppure qualcuno giura di averlo visto all’hotel Majestic e subito si sparge la voce, ma poi pare che no, non sarà lui il «super ospite». Si sussurra che arriverà Roberto Benigni. Poi il sussurro diventa una conferma. Serena Dandini manda il video su «Chi comanda in Italia», P2, P3, P4? E comprare Corrado Guzzanti con le sue improbabili ma a quanto pare molto plausibili logge, da «Aniene».
Non è la Rai, neanche questa. Non può essere la Rai, ma qualcosa è cambiato

fonte articolo 'Il Manifesto'
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domenica 27 febbraio 2011

Le ultime ore del raìs di Alessandro Robecchi

(vignetta Mauro Biani)


























Il manifesto, grazie a una rischiosa operazione di intelligence, è in grado di rivelare i dettagli delle ultime ore di Muammar Gheddafi.

Venerdì, ore 14 – Riunione nella caserma di Tripoli. Presenti l’avvocato El-Ghedin e il ministro della giustizia Al-Fanh, si studiano soluzioni all’emergenza per salvare il Colonnello. Il ciambellano Gian-Al-Lettah serve il thé e consiglia moderazione.

Venerdì ore 16.30 – Videomessaggio del Colonnello ai promotori della Jamahiriya, un duro attacco ai giudici di Bengasi e la promessa di cambiare la Costituzione. Il principale telegiornale libico, diretto da El-Minzolinh, manda il messaggio in edizione integrale.

Venerdì ore 20 – Nomina del consigliere di corte Julian- El-Ferrar a commentatore
unico in un programma dopo il telegiornale di El-Minzolinh. Dovrà sostenere le ragioni dell’aviazione libica contro le tribù dei puritani e screditare i giudici di Bengasi.

Venerdì ore 22 – Serata informale e danza del ventre con NicolMinh-Etti. Cerimonia
di consegna delle buste, la nipote di Bokassa riceve due giacimenti petroliferi, le altre solo sei cammelli.

Sabato ore 11 – Nuova riunione con Al-Fanh e El-Ghedin. Si tenta la strada della prescrizione breve verso l’aeroporto. Il ciambellano Gian-Al-Lettah pulisce il pavimento e consiglia moderazione.

Sabato ore 13 – Riunione con i mercenari assoldati per la resistenza. Presenti Sci-Il-Ipot e l’astuto El-Guzzant. Il comico Bar-Baresch parla delle sue esperienze teatrali e dei suoi successi di intellettuale. Il Colonnello di diverte molto e gli getta ossi di pollo.

Sabato ore 19,30Al-El-Sallust porta al Colonnello vecchie foto di trent’anni fa in cui gli insorti di Bengasi baciano il fidanzato. Al-Brachinh mostra un ribelle con le calze celesti. Il ciambellano Gian-Al-Lettah stende i panni e consiglia moderazione.

Sabato ore 23 – Il Colonnello riunisce i figli e si complimenta per gli ottimi risultati di bilancio ottenuti dalle sue aziende.

fonte articolo 'Il Manifesto'
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