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di 'Per quel che mi riguarda'

martedì 31 agosto 2010

Processo breve, la via breve per far saltare il banco di Alessandro Braga

(vignetta Mauro Biani)
Ma quali cinque punti programmatici. A Silvio Berlusconi ne interessa solo uno: la giustizia. Che gli altri fossero stati posti all’attenzione della maggioranza solo per accontentare gli altri esponenti della coalizione era già chiaro dai titoli: federalismo e sicurezza (per la Lega); fisco(per Tremonti); meridione (per Fini). Ma, nell’ottica berlusconiana,
questi argomenti possono aspettare. La giustizia, nella fattispecie il processo breve, no. Tra poco i processi a suo carico rientreranno nel vivo, in particolare i processi Mediaset e Mills. L’approvazione del processo breve, con la norma transitoria che include nel provvedimento i procedimenti in corso per reati con pena inferiore ai dieci anni avvenuti prima dell’ultimo indulto lo metterebbe al riparo da qualsiasi pericolo, annullando di fatto i processi a suo carico.
Non è un caso allora che il presidente del consiglio, nella sua offensiva tardo-estiva, abbia mosso le sue truppe proprio su quel terreno. A dare fuoco alle polveri il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ha posto come priorità alla riapertura delle camere proprio l'approvazione del processo breve, licenziato sette
mesi fa dal Senato e da allora fermo alla Camera. Un’accelerazione che serve strumentalmente al Pdl per mettere alla prova il nuovo gruppo di Futuro e Libertà: prendere o lasciare, questo è il messaggio lanciato. «Il processo breve rientra a pieno titolo nella riforma della giustizia e dunque nei cinque punti», ha ammonito il capogruppo piediellino alla Camera Fabrizio Cicchitto.
Supportato da Osvaldo Napoli, berlusconiano doc: «Se i finiani vorranno fare dei distinguo porranno un macigno sul proseguo della legislatura», ha detto minaccioso. E che il nodo siano proprio gli uomini vicini al presidente della Camera lo hanno capito anche dall'opposizione. «Sul processo breve si vedrà finalmente a che gioco gioca Futuro e Libertà», ha detto il capogruppo al Senato dell’Idv Felice Belisario. Il suo collega di partito Leoluca Orlando definisce la norma «l'ennesima porcata del governo». E anche dal Pd, il segretario Pier Luigi Bersani punta lì: «Mi rivolgo a quelli che nella maggioranza hanno criticato questa norma - ha dichiarato ieri - da loro ci aspettiamo coerenza». I finiani si trovano ora in mezzo al guado, e anche tra loro non sono proprio unitissimi.
C’è una parte che sembra disposta a votare il provvedimento, magari in cambio di un atteggiamento meno duro da parte del Pdl. Una parte più dubbiosa, come Italo Bocchino che, pur sottolineando come «la Camera dei deputati non sia l’ufficio notarile dei testi approvati al Senato», considera la norma in quel «5 per cento del programma su cui si può discutere». E poi ci sono i falchi, quelli che, per dirla alla Carmelo Briguglio, «quel testo non lo voto, perché è un’amnistia mascherata». Ma queste ragioni a Berlusconi non interessano, e metterà i dissidenti finiani con le spalle al muro. A lui, quello che importa, è uccidere due processi. Se per farlo ne cadranno altri cento, poco male.

Fonte articolo 'Il Manifesto'


link collegati:


Il giudice breve di Marco Travaglio

1 commento:

  1. Adriana Dionisi31 agosto 2010 22:18

    Fare passato
    Alla fine lo hanno detto chiaramente:
    "Noi siamo favorevoli ad uno scudo giudiziario per Berlusconi" (Bocchino).
    Fine di una illusione.

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