Fonte articolo e vignetta 'Il Fatto Quotidiano'
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La libertà di esprimere la tua opinione
Ormai i depistaggi arrivano rapidissimi, in contemporanea con le piste. Lasciamo da parte Minzolingua, che è un professionista (il Tg1 è tutto un “presunto”: manca soltanto che B. diventi il presunto premier e quella di Arcore la sua presunta villa). A scavalcarlo han provveduto persino Emilio Fede, che al suo confronto è Ted Turner e lo stesso B., che ha confessato quasi tutto: conosce Ruby e le ha aperto il suo cuore, al punto di attaccarsi al telefono per salvarla dai poliziotti rossi che avevano osato fermarla per furto. Lasciamo pure da parte i giornali della ditta che, non potendo negare la storia, riattaccano le lagne del “gossip” e della persecuzione, come se la Procura di Milano avesse braccato la ragazza per incastrare B., e non se la fosse invece trovata fra i piedi per caso. Il Giornale titola: “Otto procure a caccia di Berlusconi. Neanche fosse Al Capone”. E Libero: “Ci risiamo con la gnocca. Trappolone per il Cav”. Se passa l’idea che lo perseguitano perché gli piacciono le donne, come riuscì a far credere un anno fa per Noemi, le veline candidate, la D’Addario e i festini nelle ville, B. vincerà anche stavolta. E nei bar si risentirà l’orrendo ritornello italiota: “Lui almeno ama le donne, a sinistra invece sono gay o vanno a trans”. Proprio a questo – dirottare l’attenzione dal vero oggetto dello scandalo verso le sue abitudini sessuali – mirano le dichiarazioni rilasciate ieri da B., dopo l’improvvida confessione del primo giorno: “Amo la vita e amo le donne. Nessuno potrà mai farmi cambiare stile di vita, faccio degli sforzi massacranti, nessuno mi può impedire di passare ogni tanto qualche serata distensiva. Mi sono adoperato per trovare un affidamento per questa ragazza: mi sembrava in una situazione drammatica, le ho mandato una persona (Nicole Minetti, ndr) ad aiutarla”. E così, in un incrocio fra la parabola evangelica e la fiaba, ecco il buon samaritano che si ferma sulla strada fra Gerusalemme e Gerico a soccorrere la piccola fiammiferaia marocchina. Poi, si capisce, siccome si sacrifica per noi, avrà pur diritto a un po’ di svago. La vita è breve e la carne è debole. Casomai, una volta tanto, le opposizioni volessero approfittare dell’ennesimo scandalo (non solo è un loro interesse, ma un preciso dovere), dovrebbero evitare dichiarazioni moralistiche sullo stile di vita, la concezione della donna, la volgarità e i gusti sessuali del premier (fatti suoi, di chi lo vota e frequenta). E inchiodarlo non al bunga bunga, ma agli aspetti pubblici della vicenda.
Alcune domande sulla Repubblica di Bunga Bunga di Alessandro Robecchi
L’evocazione del pugno di ferro da parte del ministro Maroni verso le proteste a Terzigno, insieme alle recenti dichiarazioni dell’ad Fiat Marchionne, delineano un quadro preoccupante per la democrazia del Paese. Mettere in fila le ultime performance del capo del Viminale offre uno sguardo d’insieme su una strategia che ha trovato la prima risposta nella piazza romana del 16 ottobre.
La paranoia Italiana ha raggiunto margini al limite della schizofrenia. Un paese di schizofrenici ove l'anarchia regna sovrana. I media ne sono un vero pilastro con notizie del tutto surreali ,che raccontano di un paese del tutto fantasioso. Per chiunque conserva una certa sensibilita' e contatto con la realta' e' del tutto sconsigliato leggere i giornali, previo il rischio di trovarsi in analisi. Sono mesi che ci frantumano con questo lodo Alfano, per poi passare all'orrore di avetrana: raccontando tutti i dettagli piu' scabrosi del sudicio zio che uccide la nipote, uccidendo due volte quella povera adolescente. Ora sono due giorni, che non sapendo piu' cosa scrivere hanno riempito le pagine con la morte del polpo Paul. Si avete letto bene: la morte di un polpo! Per chiunque non avesse memoria, il polpo Paul venne alla ribalta durante gli ultimi mondiali di calcio,attraverso arti divinatorie, veniva interpellato per conoscere in aticipo i risultati delle gare calcistiche. Gia' questo dovrebbe essere oggetto di intere flotte di psichiatri che si adoperano per curare gli Italiani. Ma questo paese e' gia andato oltre, tante' che la stampa titolava stamattina: la ricerca del successore del polpo Paul, con tanto di commenti. Premesso che siamo in un paese dove e' scomparsa completamente la dignita', dove nessuno si indigna per tutte le volgarita' che ci hanno imposto attraverso la tv, con grandi fratelli, grandi sorelle, veline e velone, con la politica della bestemmia, del sesso e della violenza, per poi correre a genoflettersi la domenica in vaticano, nel pieno stile di questi strani cattolici; per finire con l'immorale situazione economica che crea abnorme ricchezza a chi prende a calci un pallone per poi far scappare un ricercatore all'estero per mancanza di fondi in questo paese di ipocriti. Un paese di "gossippari "di pettegoli e beoti oramai anestetizzati totalmente dalla tv. Un paese ridotto a commentare la morte di un polpo. Un paese morto che si aggira tra le macerie a rosicchiare i suoi stessi rifiuti per riciclarli fino alla putrefazione.
Di serata in serata, di salotto in salotto, di programma in programma, i VIP della politica e del giornalismo, cui si aggiungono esperti di economia e finanza, sociologi, psicologi e tuttologi vari, trasmigrano in massa, spesso tutti insieme, così che se il lunedì hanno cominciato a litigare da Gad Lerner, il martedì possono agevolmente continuare a Ballarò, mentre, volendo, il mercoledì ci sarebbe anche Ilaria D'Amico con Exit. Irrinunciabile l'appuntamento del giovedì sera con Santoro, mentre, non volendo, si possono anche saltare Le Invasioni barbariche della Bignardi. Per grazia di Dio e volontà della nazione (ovvero della pubblicità), il sabato riposo, tanto sono tutti fuori a cena o in discoteca. Ma la domenica, visto che l'indomani mattina ci si deve alzare presto per andare a lavorare (esclusi disoccupati, cassintegrati, casalinghe, pensionati e buona parte dei politici), è meglio rimanere a casa a seguire, ma proprio se si è disperati, Niente di personale condotto dal detronizzato Piroso. Per fortuna c'è anche la Gabanelli dove però non litiga nessuno. Se poi aggiungiamo le trasmissioni quotidiane di La7, Omnibus la mattina e Otto e mezzo la sera (con alternanza, nel weekend, della coppia Telese-Costamagna con In onda), abbiamo la possibilità di una full immersion nella scatola televisiva, da cui uscire con lo sguardo spento e un leggero tremito alle mani.
Mai così in basso dal 1997 e dal post-Tangentopoli. Ieri l’organizzazione Transparency Internationl, un
Al posto di B. cominceremmo seriamente a preoccuparci. Da qualche settimana stanno crollando l'una dopo l’altra tutte le fondamenta del suo strepitoso successo: le balle. Nel dorato mondo berlusconiano, le bugie hanno sempre avuto gambe lunghissime. Ultimamente invece durano lo spazio di un mattino. Anche perché lui stesso, complice l’arteriosclerosi, contribuisce a strozzarle sul nascere, nella culla. Non riesce più a coordinarsi con se stesso. Aveva appena convinto i suoi fans che non è lui a volere lo scudo Alfano, ma i suoi alleati che glielo impongono a sua insaputa. Intanto che ti fa? Rilascia un’intervista per il nuovo (si fa per dire) libro (si fa per dire) di Vespa e dice l’esatto contrario: lo scudo “è indispensabile contro certi pm”, quindi è lui che lo vuole. Come dice Vergassola, “mente sapendo di smentire”. Il bello delle sue autosmentite è che è falsa sia la prima affermazione, sia la seconda che la contraddice. Infatti lo scudo non riguarda i pm: non blocca le indagini, ma i processi dopo il rinvio a giudizio, quindi gli serve contro “certi giudici”, non contro “certi pm”, che con o senza scudo continueranno a fare quel che fanno oggi. A proposito di pm: quelli di Roma, che avevano generosamente aperto un’inchiesta per truffa a gentile richiesta di Storace (loro affezionato cliente) sulla casetta di Montecarlo, hanno chiesto l’archiviazione per Fini e Pontone in quanto non è emersa alcuna truffa. Chiunque abbia letto anche distrattamente il codice penale, lo sapeva fin dall’inizio: la vicenda investe al massimo il costume, o il malcostume, di favorire un parente acquisito vendendo a prezzi modici un alloggio a una società estera da lui segnalata e chiudendo poi un occhio sul fatto che lui l’ha presa in affitto. L’idea di trasformarla in un reato poteva venire solo al Giornale e a Libero, che comprensibilmente non possono sottilizzare sulla questione morale in casa Fini, avendo sempre sorvolato su quelle criminali in casa B. Così ora l’affaire Montecarlo è un caso chiuso. Se ne dovranno inventare un altro, ma non faticheranno a trovarlo. E, se non lo trovano, lo inventeranno. Perché le balle di B. e famiglia hanno questo di bello: morta una, se ne fa subito un’altra. Muore tra le puzze la balla del miracolo della monnezza, che non riemerge solo a Napoli, ma pure a Palermo. Defunge la balla dei brogli della sinistra, fra liste fasulle nel Piemonte di Cota e firme false nella Lombardia di Firmigoni. Viene a mancare all’affetto dei suoi cari la superballa del “meno tasse per tutti”, visto che le tasse non fanno che aumentare e, col federalismo fiscale, vedrete che festa. Crollano miseramente le balle sulla “missione di pace”, quella degli italiani-brava-gente che sbarcano in Iraq e in Afghanistan per costruire ponti, scuole, ospedali, piantare fiori, innaffiare le aiuole, baciare bambini: sparavano anche i nostri, persino contro le ambulanze e, ogni tanto, qualcuno rispondeva al fuoco (ci vuole un certo impegno per riuscire a sparare sulla Croce rossa). Chiamasi guerra, non pace. Evaporano le balle sulla privacy difesa dai “garantisti” del Pdl contro la sinistra e la stampa “giustizialiste”: finanzieri arrestati perché spiano i redditi dei nemici di B. e li passano a Panorama, dossier accumulati o minacciati dal Giornale contro chi dà noia a B., foss’anche la presidente di Confindustria. Svanisce la balla delle intercettazioni e delle fughe di notizie pilotate dal “partito delle procure” per screditare l’inerme centrodestra: il dvd con le telefonate segrete Fassino-Consorte veniva graziosamente portato in dono a B. perché lui o chi per lui ne facesse buon uso. Ora potrebbe sfarinarsi anche la balla del ministro Maroni impavido difensore della polizia contro i violenti che le oppongono resistenza, se solo qualcuno osasse raccontare che Maroni ha una condanna definitiva per resistenza a pubblico ufficiale avendo fatto violenza alla polizia. Ma sarebbe troppo. Vorrebbe dire che l’informazione informa. Un lusso che non possiamo permetterci.
Lodo di madre ignota di Marco Travaglio
Silvio, alzati e cammina di Alessandro Robecchi
Se Marchionne è un metalmeccanico tu cosa sei, un finanziere? Un rentier? Ride Maurizio Landini,travolto in un vortice di riunioni sindacali, trattative, assemblee, talk show: «È vero, è un metalmeccanico. Anzi è 435 metalmeccanici, visto che guadagna 435 volte più di ciascuno di loro».
L’abbonato Savino A. ci scrive: “Sono un ‘vecchio’ iscritto al Pci e a tutte le forme di partito seguite alla sua trasformazione. Sono due anni che non rinnovo la tessera. Non perché sono in disaccordo, ma perché sul mio territorio non ho più riferimenti di sezione. Vorrei sapere perché Travaglio e Telese trovano sempre un motivo per attaccare i vertici Pd. Per voi è meglio il populismo di Di Pietro, che poi in piazza porta pochissima gente? Il Popolo viola è composto maggiormente da persone che votano Pd. E Beppe Grillo cosa fa per le fabbriche che perdono lavoratori e chiudono andando all’estero? Cerca solo di creare scontento verso il maggior partito di opposizione per rubare voti. Abbiamo cavalcato la ‘simpatia’ per Fini, ma alla fine cosa ha fatto? Ho 63 anni e la licenza di avviamento industriale, sono un ‘povero autodidatta’ e come ex tipografo la curiosità dello scritto l’ho sempre avuta. Conosco Massimo Fini dai tempi di Linus, Chierici quando stava su altri periodici, altri li ho visti crescere giornalisticamente, non sempre d’accordo su ciò che scrivevano e scrivono, ma li ho sempre letti con attenzione, ma perché Travaglio odia il Pd?”. Caro signor Savino, è vero: critichiamo spesso e volentieri il Pd. Significa che lo “odiamo”? Non direi. Anzitutto sappiamo distinguere questa classe dirigente decrepita del Pd, che da trent’anni esibisce sempre le stesse facce e si trascina dietro errori madornali (mai una legge antitrust, mai una legge sul conflitto d’interessi, mai una legge che facesse funzionare la giustizia...), da una base di milioni di elettori che meriterebbero di meglio. E poi il Fatto ha una linea politica semplice e chiara: la Costituzione. Apprezziamo ed elogiamo chiunque la difende e si batte per attuarla fino in fondo, a sinistra e a destra (compresi, quando lo fanno, Grillo, Di Pietro e Fini, senza il quale il “processo breve” e il bavaglio sulle intercettazioni sarebbero legge). Detestiamo e critichiamo chi la calpesta e la sfigura, con parole, opere e “riforme”, a destra e a sinistra. Sarebbe bello poter dire che gli attacchi alla Costituzione vengono solo da destra, ma non è così. Ricorda la Bicamerale, che trattava la Costituzione come un ferrovecchio e voleva riscriverne tutta la seconda parte? La presiedeva l’allora leader Ds D’Alema, tuttoggi azionista di maggioranza del Pd. Non ha cambiato idea. E nemmeno Violante, responsabile Pd per le riforme: dopo aver suggerito al Pdl varie schifezze che attentano all’indipendenza della magistratura, è stato invitato come docente alla scuola quadri del Pdl e, naturalmente, ha accettato. Quando, ad Annozero, il segretario Bersani si è impegnato a difendere “la Costituzione più bella del mondo”, ho scritto un articolo intitolato “Elogio di Bersani”. Mi auguravo che avvertisse Violante che la Costituzione va bene così. Invece Violante ha seguitato a fare il suggeritore di Alfano, consigliandogli porcate che non erano venute in mente neppure ai berluscones. E Bersani zitto. Ora Alfano presenta la controriforma costituzionale della magistratura e sottolinea che è copiata dalla “bozza Boato” della Bicamerale, approvata nel ‘98 da tutti i partiti – eccetto Rifondazione – quando la maggioranza l’aveva il centrosinistra: separazione di fatto delle carriere di pm e giudici, sdoppiamento del Csm, priorità sui reati da perseguire e da trascurare decise dal Parlamento, nuovi poteri di interferenza del Guardasigilli nell’indipendenza dei magistrati. Se quella bozza non entrò nella Costituzione, fu solo grazie a B., che rovesciò il tavolo perché pretendeva pure l’amnistia (fu poi accontentato nel 2006 con l’indulto). Ora la ripropone pari pari. Con quale faccia il Pd, guidato da quasi tutti i dirigenti Ds e Ppi che approvarono la controriforma in Bicamerale, può opporsi credibilmente alla controriforma Alfano che ne è la fotocopia? Quando il Pd si darà una nuova classe dirigente immune dagli inciuci degli ultimi 16 anni e s’impegnerà a non ricascarci, saremo felici di credergli. E, se manterrà le promesse, di elogiarlo.
Elogio di Bersani di Marco Travaglio
Pd, Partito Desaparecido di Marco Travaglio
Caro Bersani: "Esitare va benissimo se poi fai quello che devi fare"...lettera aperta al segretario del PD di Guido Paniccia
Sinistra in campo di Norma Rangeri
Prima di lui qui arrivò il padre Luigi, direttore della piccola banca Rasini di Milano. Che a Lugano si fece molti amici. E così l'area che va da piazza Riforma a via Nassa sino a corso Elvezia, anche per Silvio Berlusconi diventò familiare. Tanto che nel 1963, quando a 27 anni decise di diventare imprenditore ottenne da Lugano i soldi che andarono ad aggiungersi a un prestito dei genitori.
Dopotutto dei miracoli non sappiamo niente. Vai a sapere se Lazzaro dopo essersi alzato e aver camminato come da copione, non sia cascato in un pozzo morendo stecchito sul colpo. Hai voglia a fare un altro miracolo: Lazzaro, porca miseria, rialzati e ricammina, che figura mi fai fare! In effetti credevamo che nei miracoli fosse sempre, come si dice, “buona la prima”: se tu trasformi l’acqua in vino è miracolo; se dopo un po’ il vino torna acqua è frode alimentare e i fedeli perdono la pazienza. Un po’ come i sindaci Pdl dell’area vesuviana, costretti a inveire contro Silvio perché il miracolo era una truffa. Dunque un nuovo evento portentoso in Campania sulla questione rifiuti pare poco credibile, anche se Berlusconi lo ha annunciato in dieci giorni (a oggi, sono otto). Se il vino torna ad essere acqua, insomma, succedono due cose: la prima è che ai miracoli di Silvio non ci crede più nessuno, la seconda è che ci chi ha creduto la prima volta fa la figura del cretino. Un caro pensiero va a quei commentatori, corsivisti, politologi, terzisti, vergatori di editoriali e opinion-makers, in gran parte dipendenti del gran Visir, che avevano cantano gli osanna e gli alleluia a Silvio salvatore che ci libera dalla monnezza. Noi, qui, piccini piccini, lo avevamo detto: trasformare con la sola imposizione dei manganelli le discariche in siti militari non è paranormale, è soltanto paraculo.
BERTOLASO - San Guido, facce ’o miracolo. L’ultimo.
Dunque la legge Al Nano che salva dalla galera il Nano non l’ha chiesta il Nano. Lo dice il Nano: “Mai reclamato alcuna forma di tutela. Il mio partito ha presentato un disegno di legge che sospende i processi al capo dello Stato e al presidente del Consiglio e che esiste in molti paesi”. Ovviamente lo dice a un giornale tedesco: la balla è talmente enorme che perfino in Italia se le berrebbe solo uno squilibrato. Infatti Sallusti scrive sul Giornale che il niet di Napolitano ha “l’obiettivo politico” di fare di B. “l’unico leader al mondo a non avere il benché minimo scudo giudiziario”. A parte tutti gli altri leader al mondo e i 40 scudi che B. s’è fabbricato in 16 anni (anzi, che gli hanno fabbricato i suoi a sua insaputa e contro la sua volontà). B. lo disse già nel 1994 a proposito del primo, il decreto Biondi che vietava il carcere preventivo per corruzione: “Non l’ho fatto per me o per i miei, ma per un desiderio di giustizia”. Infatti, appena il decreto cadde per il dietrofront di Bossi e Fini, finirono dentro il fratello Paolo e i manager Fininvest che avevano corrotto la Guardia di Finanza. Bossi rivelò: “Biondi mi ha spiegato che B, allarmato dalla possibilità di un arresto del fratello Paolo, aveva esercitato una pressione enorme per il decreto”. Lo gnorri di Arcore ci riprovò nel 2002, quando i suoi, a tradimento, gli apparecchiarono la Cirami per traslocare i suoi processi da Milano a Brescia: “Non capisco la ragione di tanta urgenza in Parlamento per l’approvazione del legittimo sospetto”. Infatti la Cirami fu urgentemente varata in Senato e l’on. avv. Pecorella minacciò di riaprire la Camera a Ferragosto per approvarla subito anche lì. B. capì subito l’urgenza: “Il legittimo sospetto è una priorità per il governo”. Fatto. Il 17 giugno 2003, mentre il Parlamento votava a tappe forzate la porcata Schifani, B. volò al Tribunale di Milano per le dichiarazioni spontanee al processo Sme e, andandosene, giurò: “Garantisco che tornerò il 25 giugno, se non ci saranno fatti estranei (la porcata Schifani, ndr) che in questo momento si stanno discutendo e a cui io non ho dato parere positivo, ma c’è stata insistenza su questo…”. Poi purtroppo l’“insistenza” dei suoi ebbe la meglio e il 23 giugno il Parlamento varò la porcata Schifani, così B. non potè tornare il 25 al processo perché non c’era più il processo. Ora la stessa “insistenza” produce la nuova porcata Al Fano. Ma lui – beninteso – è fermamente contrario. Infatti l’on. avv. Pecorella rivela al Corriere che non la fanno per lui, ma per il capo dello Stato che, “così come stanno adesso le cose, può essere processato, che so, per un vecchio abuso edilizio” e “questo può incidere sulla serenità dell’esercizio della carica”. A Napolitano non era mai venuto in mente di poter essere processato per un vecchio abuso edilizio, non avendo mai fatto abusi edilizi, né vecchi né nuovi. E sa bene che già oggi, per prassi consolidata, il capo dello Stato, per eventuali reati comuni, viene processato solo a fine mandato; mentre, per Costituzione, non è responsabile per reati connessi alle sue funzioni, eccetto l’alto tradimento e l’attentato alla Costituzione (per questi il Parlamento, con maggioranza di due terzi, lo mette in stato d’accusa dinanzi alla Consulta). Così fa sapere che la legge costituzionale è incostituzionale, visto che condiziona i processi al capo dello Stato per reati comuni a un voto parlamentare con maggioranza semplice: cioè gli regala una tutela più ampia di quella che avrebbe se facesse un colpo di Stato. Siccome Napolitano non ha mai pensato di fare un colpo di Stato, gli è venuto persino il dubbio che lo scudo Al Nano sia un modo gentile del Nano per candidarsi al Quirinale. In ogni caso ha tenuto a precisare che lo scudo a lui non serve. A quel punto pure B. ha detto che non serve nemmeno a lui. Più che un lodo, insomma, trattasi di figlio di madre ignota (da cui il romanesco “fijo de ‘na mignotta”). Tanto vale ritirarlo. Fatelo per lui.
Futuro e Impunità di Marco Travaglio
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